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Il Corriere della Sera 09.01.2012 il rapporto di quotidiano sanita' Sanità: quanto pagheremo per i nuovi ticket Le Regioni si sono regolate con tariffe diverse: quelle con i conti in rosso hanno prestazioni più costose. Il ministero studia un meccanismo basato su reddito e numero di familiari
ROMA - È un termine che incute timore e che il cittadino ascolta mal volentieri. Ma che continuerà a radicarsi nel sistema pubblico italiano. Perché è chiaro che senza una partecipazione alla spesa per visite e analisi non sarà possibile affrontare il peso di una sanità sempre più costosa e purtroppo sprecona. Secondo uno studio di Quotidiano Sanità nel 2012 spenderemo 140 euro a testa di ticket per una cifra totale di 4,5 miliardi. Dal 2014 ne arriveranno di nuovi e complessivamente si raggiungerà quota 6,6 miliardi. Stime valutate sulla base di dati Istat, Agenas (l’agenzia per i servizi sanitari regionali), ministero della Salute e Regioni. Il contributo dei pazienti quest’anno salirà essenzialmente per i 10 euro di contributo previsto sulla specialistica introdotto ad agosto ma non applicato ovunque. LE CIFRE - I 1240 euro procapite derivano da tre voci: 99 euro per visite e pronto soccorso (incremento medio di 14 euro rispetto al 2011), 41 euro per i farmaci (quota inalterata rispetto allo scorso anno). Su questa realtà stanno lavorando i tecnici del governo per pensare a una rimodulazione del sistema più volte annunciata dal ministro della Salute, Renato Balduzzi che ipotizza un nuovo meccanismo basato su reddito e numero dei componenti della famiglia. Secondo Quotidiano Sanità il panorama italiano può essere così fotografato. Nove regioni (Lazio, Liguria, Calabria, Puglia, Sicilia, Campania, Friuli, Marche e Molise) hanno già introdotto il ticket aggiuntivo di 10 euro sulla specialistica. In alcune realtà il peso sul cittadino è aumentato in modo sensibile, ad esempio in Campania che per alcune prestazione richiede 70 euro. LA SCELTA DELLE REGIONI - Il ticket è più gravoso nelle Regioni in rosso. Valle d’Aosta, Trento e Bolzano hanno scelto di rinunciare al superticket mentre Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Veneto lo hanno rimodulato in base alle fasce di reddito mentre Lombardia, Piemonte e Basilicata hanno preferito puntare sul tipo di prestazione. Diversa la strada imboccata dalla Sardegna che ha attuato un aumento simbolico del superticket di un euro. Dovrebbe al contrario restare invariata la compartecipazione alla spesa nel settore dei farmaci. Pronto soccorso. Molte Regioni richiedono un balzello per le prestazioni di pronto soccorso quando si tratta di codici bianchi, cioè in caso di problemi «differibili» (già altri codici in ordine di gravità sono giallo, verde e rosso). Ogni Regione si è regolata per conto proprio con tariffe diverse. IL DIBATTITO - A un cittadino che già deve affrontare difficoltà legate alla crisi economica sembreranno queste delle imposizioni odiose e ingiuste. Offre una diversa chiave di lettura Federico Spandonaro, economista dell’università di Tor Vergata. Il quale osserva: «In realtà la cifra che gli italiani saranno chiamati a versare è bassa in assoluto, il 4% della spesa sanitaria pubblica. Il problema di fondo è la mentalità con cui i ticket vengono pensati. Non sono mai stati considerati uno strumento per evitare in appropriatezza ma hanno funzionato da cuscinetto finanziario, di riequilibrio. Se servono ad evitare prescrizioni inutili o sproporzionali allora sono favorevole perché ritengo non sia sufficiente per contrastare il fenomeno affidarsi al senso etico dei medici». Secondo Spandonaro il problema non è mai stato affrontato seriamente. Dal punto di vista dell’equità è migliore il meccanismo di modulazione che tiene conto del reddito «perché porta minori ingiustizie tra ricchi e poveri, le altre soluzioni non convincono». L’economista è convinto che l’attenzione vada comunque spostata dai ticket alle esenzioni: «Gli esenti sono il 40% della popolazione. Forse è su questo aspetto che bisognerebbe riflettere». Margherita De Bac |