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La Gazzetta del Mezzogiorno 07.01.2012
«Infermieri trasferiti, malati abbandonati» di ALBERTO NUTRICATI Giunge dal Coordinamento infermieri Lecce una netta critica al modo di gestire il trasferimento degli infermieri. Si dicono «stanchi di vedersi presi in giro» gli infermieri che «hanno deciso di denunciare alle autorità competenti come, con provvedimenti d’urgenza, nell’ottobre 2011, il direttore dell’Asl di Lecce abbia autorizzato lo spostamento di un numero consistente di unità infermieristiche dai reparti di alcuni presidi ospedalieri nei vari centri diurni afferenti ai centri di salute mentale di Nardò, Copertino, Galatina e Lecce, provocando un dissenso e un disagio notevole tra gli operatori che nei reparti si trovano giornalmente a dover far fronte ad una richiesta di assistenza al malato oramai insostenibile e al collasso».
Alcuni
infermieri si sarebbero addirittura ritrovati a doversi far carico di un intero
reparto, perché il collega con il quale condividevano il proprio turno di
servizio era stato spostato con provvedimento d’ur - genza in altra sede. «Ciò -
argomentano gli infermieri - a scapito del malato stesso, che già provato dalla
malattia, si è visto negare il diritto ad essere curato e assistito in maniera
adeguata, ed a scapito degli operatori stessi, che da anni aspettano che l’Asl
metta al bando di mobilità quei posti vacanti, per potervi partecipare. Ma ciò
non sembra essere la priorità per l’Asl, che fa finta di non capire, agevolando
procedure illegittime, infatti, continua illecitamente ad autorizzare
trasferimenti di personale infermieristico a vari presidi ospedalieri o servizi
territoriali, ignorando quello che in queste ore sta succedendo nei reparti del
“Vito Fazzi” con conseguenze irreversibili». Su questo punto, il coordinamento si dichiara pronto a dare battaglia. «Noi staremo lì - concludono gli infermieri - a denunciare ogni abuso da parte di chi ha la responsabilità di attivare al più presto le procedure e chiediamo, inoltre, che il personale attualmente in mobilità “scaduta” faccia ritorno ai propri reparti, garantendo quel minimo di assistenza dovuta». |