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La Gazzetta del Mezzogiorno 07.01.2012

Corsa alla pensione ospedali di Bari a rischio blocco

BARI - Una sanità sempre più povera. Fuga di cervelli, corsa ai pensionamenti, personale «destabilizzato», stanno mettendo in ginocchio l’assistenza nei tre grandi ospedali cittadini: Policlinico-Giovanni XXIII, Di Venere, San Paolo. L’ultima notizia che si abbatte sul «sistema Puglia» racconta del trasferimento, nell’occasione all’estero, del neuroradiologo interventista Roberto De Blasi, pochi giorni dopo un intervento da manuale su un uomo affetto da aneurisma. Poi ci sono i pensionamenti, una fuga che unita al blocco del turn over potrà avere effetti drammatici sui livelli assistenziali. 

Asl e aziende ospedaliere si preparano al contraccolpo. Spiega il direttore del personale dell’azienda sanitaria locale di Bari, Gianfranco Lippolis: «Maggiori problemi ce li aspettiamo nell’ambito delle emergenze urgenze. Quindi, al San Paolo e al Di Venere nei pronto soccorso, nelle Rianimazioni e Terapie intensive. Più tutta una serie di servizi che richiedono una presenza di personale medico e paramedico altamente specialistico, a cominciare dalla dialisi». 

I numeri che riguardano i pensionamenti alla Asl: nel 2011 in tutto il territorio provinciale sono andate via 397 unità del comparto dirigenza, tra medici, infermieri e amministrativi. Per il 2012 complessivamente dovrebbero aggiungersi altri 200 dipendenti». Cifre inferiori quelle che riguardano invece l’azienda ospedaliera policlinico-Giovanni XXIII, e rese note dal direttore amministrativo, Vito Montanaro: «Nel 2012 si prevedono circa 93 nuovi pensionati, ma con le nuovi leggi in vigori si tratta di margini in continuo aggiornamento e che secondo gli ultimi dati in possesso dovrebbero arrivare a cento unità, tra 25 medici e 75 del comparto». 

E in tempi in cui la sanità si fa con la calcolatrice, nel più grande ospedale della regione è stata preventivata una spesa per gli stipendi di circa 215 milioni di euro, otto in meno rispetto all’anno precedente. 
E l’assistenza? Il direttore generale, Vitangelo Dattoli ha già attivato «tutti gli strumenti di controllo, previsione e verifica settore per settore. Ed entro pochi giorni - quando il quadro sarà più chiaro - saremo in grado di fornire una mappatura delle eventuali criticità e squilibri che potranno crearsi nei servizi assistenziali». 

Alla Asl già - come detto - si corre ai ripari, «forti» di un risparmio complessivo nella spesa corrente che sfiorerà a regime i venti milioni di euro all’anno. «Ma in ogni caso non è u n’operazione semplice - afferma il direttore generale, Domenico Colasanto -. Sebbene almeno finora in realtà non sembra di essere in presenza di una vera fuga verso la pensione, almeno da parte dei medici; mentre un discorso dettato più dall’incertezza del futuro potrebbe riguardare invece il comparto». Tre le vie d’uscita dalla possibile impasse che si stanno concordando con la Regione: «Approfittare della riconversione che dovrebbe “liberare” personale; le convenzioni con la medicina specialistica e infine la mobilità intraregionale e i contratti a tempo determinato che quantomeno ci permetteranno di tenere sotto controllo le liste di attesa». 

Liste di attesa la cui situazione è però già di per sé tutt’altro che rosea. «Preoccupazioni » sottolineate ieri dal presidente del consiglio regionale, Onofrio Introna: «I collocamenti in pensione di operatori della sanità sono triplicati: 1777 nel 2011, 1086 nel 2012, in tutta la Puglia. Ma le Asl potranno attivare concorsi pubblici per la copertura dei posti vacanti e intanto affidare incarichi a tempo determinato». [rob. calp.]

 

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