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Nuovo Quotidiano di Puglia 05.01.2012

Lecce, odissea per esami in ospedale: «Le analisi? Ripassi tra un anno»

di Paola ANCORA

LECCE - Per fortuna non si trattava di un problema di vita o di morte. Perchè è nella fortuna, e non nell’efficienza del sistema sanitario pugliese, che bisogna sperare per mantenersi in salute. C. Z., attempata ed agguerrita 60enne leccese, oggi bidella in pensione, deve aver pensato questo quando ha scoperto che avrebbe potuto sottoporsi all’esame diagnostico prescrittole dal medico che l’aveva operata soltanto dopo un anno e un mese.

La donna - che per semplicità e maggiore chiarezza chiameremo Chiara - ha soltanto un rene dall’età di 16 anni. È quello che in gergo si dice “paziente monorene al terzo stadio”. «Nel novembre scorso - racconta - sono stata ricoverata nel reparto di Nefrologia dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce».

Chiara avrebbe dovuto sottoporsi ad un piccolo intervento chirurgico per migliorare il flusso sanguigno al rene che le resta. «Mi hanno spiegato - continua la signora - che avrebbero introdotto un palloncino all’interno dell’arteria e che si trattava di un intervento poco invasivo». Così è stato.
Ricoverata il 9 novembre scorso, Chiara è stata dimessa tre giorni più tardi. Il dottor Alessandro D’Amelio, che l’ha seguita, le ha prescritto un Ecd, un Eco Color Doppler, un esame diagnostico necessario per valutare gli effetti dell’intervento su Chiara. Il 15 marzo prossimo, la paziente avrebbe dovuto presentarsi in ospedale con i risultati dell’Ecd per un controllo.
«Ho prenotato questa visita al Cup - spiega Angelo, il marito di Chiara - e ho fatto lo stesso per l’Ecd». Era il 22 dicembre, quando Angelo si è presentato al Centro unico prenotazioni del Fazzi. «Ho fatto la fila - racconta - e prenotato la visita, prima di tornare a casa. E solo quando stavo per appuntare la data dell’esame sul calendario mi sono reso conto che l'appuntamento era stato fissato sì per il 25 gennaio, ma del 2013, cioè fra più di un anno».

Angelo era convinto si trattasse di un errore. Ha lavorato come infermiere professionale in ospedale, proprio al “Fazzi”, per decenni, ma non abbastanza a lungo per “abituarsi” alla malasanità e a tempi, quelli dei servizi sanitari, più simili ad ere geologiche che a normali e fisiologiche attese. «Mi sono ripresentato al Cup - aggiunge - e con mia grande sorpresa mi hanno confermato che la data era proprio quella, non c’era nessun errore». Oggi, Angelo e Chiara possono scegliere di pagare per quell’esame diagnostico, una scelta che a molti altri salentini è preclusa, «ma non ci arrendiamo - spiegano - all’idea di dover rinunciare ad un nostro diritto, il servizio di sanità pubblica, perchè l’andazzo, qui al Sud, è questo: non dobbiamo diventare una nuova America, dove si deve pagare l’assicurazione per ottenere l’assistenza sanitaria».
Pagare quindi, oppure - è questa l’altra alternativa nel Mezzogiorno dei Gattopardi - conoscere qualcuno nel posto giusto. E, questo sì, aiuta.

 

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