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Nuovo Quotidiano di Puglia 05.01.2012 Troppi infermieri in malattia Ortopedia chiude: caos al Fazzi Le donne trasferite nel reparto uomini. Ricoveri bloccati di Valeria BLANCO «Degenti, tutte in corsia: pronte a cambiare ala». Non si tratta dell'ordine dei Vigili del fuoco nel Corso di un'esercitazione antincendio - come sulle prime ha ipotizzato qualcuno -ma quello che si sono sentite dire una quindicina di ricoverate dal personale, del reparto di Ortopedia del "Vito Fazzi" di Lecce. Non era ancora l’una di ieri e le pazienti stavano ancora terminando il pranzo quando, senza preavviso, sono state invitate a trasferirsi nella vicina ala, destinata agli uomini, dello stesso reparto. Troppo pochi gli infermieri in servizio - a fronte di otto assenti per infortuni e malattie - per garantire I'efficiente funzionamento dell'intero reparto. Così, si è pensato di bloccare i ricoveri e, approfittando delta disponibilità di stanze vuole nell'ala maschile, di accorpare le donne con gli uomini (mantenendoli però in stanze separate). L'operazione - è stato spiegato -serve a garantire nel complesso la presenza di almeno due infermieri per turno. Sulle prime, però, le ricoverate hanno pensato a uno scherzo: quasi tutte hanno subito interventi chirurgici e, anche volendo, non potrebbero alzarsi dal letto e camminare. Figuriamoci poi spingere il letto anche solo di pochi decine di metri più in la. Logico pensare che qualche infermiere spiritoso volesse rendere, con una battuta, meno pesante un ricovero sopraggiunto proprio in questi giorni di festa. Avevano ancora il sorriso stampato sulla bocca quando il personale del reparto ha iniziato a spingere i letti lungo i corridoi, fino a riposizionarli in quattro stanze dell'ala riservata agli uomini, invitando i parenti presenti a seguire il loro esempio. Inevitabile qualche malumore: gran parte delle ricoverate, ben oltre la sessantina, ha fatto presente che si sarebbe sentita a disagio così a stretto contatto con i pazienti maschi, anche in considerazione del fatto che - non essendoci bagni nelle camere - anche i servizi avrebbero dovuto essere in condivisione. «E pensare che io - si è lamentata una di loro, cercando di sdrammatizzare - anche alle elementari ero in una sezione solo femminile. Per fortuna che domani mi dimettono». Ai figli dei ricoverati non è rimasta altra scelta che azionare le rotelle dei letti e spingerli nelle nuove stanze, cercando di guadagnare la posizione e l’armadietto migliore. «La nostra prima preoccupazione - racconta la figlia di una degente - è stata il benessere dei nostri cari. Per questo abbiamo evitato le polemiche anche se la decisione non ci e certo piaciuta». Un'ulteriore sorpresa è arrivata pochi minuti dopo, quando si sono potute appurare le condizioni delle nuove stanze: armadietti e comodini arrugginiti, sedie semidistrutte e campanelli d'emergenza rotti, tant'e che per risolvere quest'ultimo problema è stato fatto intervenire subito un tecnico. «Siamo in condizioni da Terzo mondo - si lamenta la figlia di un' altra ricoverata - anche per la sporcizia che abbiamo trovato nelle stanze: polvere sui mobili e sui davanzali, pavimenti in condizioni terribili». Anche in questo caso, però, si è preferito fare appello a tutta. la calma a disposizione per non turbare ulteriormente i parenti ricoverati. Qualche parente in visita ha chiesto di poter avere una scopa «per rendere l’ambiente un po’ più vivibile», mentre per i comodini ci si è arrangiati dando una passata con la spugna e poi ricoprendo i cassetti con dei tovaglioli prima di poggiare dentro la propria roba «Ci hanno detto che l’emergenza – racconta una donna operata di recente – dovrebbe durare per una settimana. Dopo ci toccherà un nuovo trasferimento nelle vecchie stanze. Una situazione che ha dell’incredibile, ma noi siamo bloccate a letto e ci manca anche la forza di lamentarci. Del resto, sarebbe inutile». |