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La Gazzetta del Mezzogiorno 28.07.2010

Ai parlamentari 1.000 euro in meno

Invariata invece l’indennità che è pensionabile

     • ROMA. Le buste paga dei parlamentari peseranno ogni mese mille euro in meno. Gli uffici di presidenza di Camera e Senato hanno varato i tagli alle retribuzioni di deputati e senatori ma anche per quelle dei dipendenti di Montecitorio e Palazzo Madama; queste ultime saranno in linea con quelle previste dalla manovra per tutto il pubblico impiego.

   Per i parlamentari il taglio inciderà per 500 euro sulla diaria di soggiorno (oggi pari a 4.003,11 euro) e per i restanti 500 sulla somma destinata al «rapporto eletto-elettore», quei 4.190 euro destinati anche ai «portaborse»: una scelta, quest’ultima, che scatena l’ira dei collaboratori dei parlamentari.

   Non si tocca invece l’inden - nità dei parlamentari, che è pensionabile. Una soluzione «salomonica» rispetto alle due ipotesi iniziali.

   La settimana scorsa la «forbice» dei tagli per le retribuzioni dei parlamentari oscillava tra circa 550 euro al mese (il 10% dell’equivalente dell’indennità) e 2.127,19 euro lordi al mese (pari al 10% relativo a tutte le voci che compongono lo «stipendio» del parlamentare): questa ultima ipotesi era stata proposta dal presidente della Camera Gianfranco Fini.

   La scure si abbatte anche sulle buste paga più cospicue dei dipendenti del Parlamento. In analogia con quanto previsto dalla manovra per la generalità dei dipendenti pubblici, la riduzione sarà del 5% per le retribuzioni sopra i 90   mila euro e del 10% per quelle sopra i 150 mila negli anni dal 2011 al 2013.

   In questo stesso triennio verranno sospesi i meccanismi di adeguamento automatico delle retribuzioni. La Camera, poi, si impegna ad un risparmio in tre anni complessivamente pari a 60 milioni di euro e a un taglio delle proprie spese non vincolate. Tali risparmi, viene precisato, si ag   giungono a quelli già realizzati a Montecitorio dal 2003, prima che partisse il dibattito sui costi della politica, con un indirizzo teso al progressivo e deciso contenimento dei costi di funzionamento. Sessanta milioni in tre anni che si aggiungono ai risparmi, stimabili in oltre 300 milioni, conseguiti a Montecitorio con la riduzione della dinamica di crescita della dotazione nel quinquennio 2006-2010.

   Il leghista Roberto Calderoli esulta: «L'ufficio di presidenza della Camera – dice – ha recepito in toto il contenuto del mio emendamento alla manovra approvato in Consiglio dei Ministri: è stato lo stimolo affinchè la Camera, nella sua autonomia, assumesse poi quelle decisioni che tutto il Paese attendeva». E di «provvedimento di buon senso» e di «un segnale forte contro il qualunquismo e l’antipolitica» parla Lorenzo Cesa (Udc), secondo cui «con questa decisione, il Parlamento dimostra concreta vicinanza ai cittadini colpiti dalla crisi e doverosa sobrietà di fronte ai duri sacrifici che si chiedono agli italiani in questa manovra».

   Protestano gli assistenti parlamentari. In una nota del Cocoparl, il loro coordinamento, si afferma che «la scelta dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati di non toccare lo stipendio dei parlamentari è vergognosa. Il taglio previsto insiste infatti su una delle voci che dovrebbe essere destinata alla retribuzione dei collaboratori parlamentari».

   «La montagna – prosegue la   nota – non solo ha partorito un topolino ma si tratta di una vera e propria beffa ai danni di lavoratori precari i cui stipendi oscillano intorno ai mille euro mensili. Da tempo, abbiamo proposto, una soluzione che consentirebbe un risparmio effettivo alla Camera di 20.112.000 euro all’anno, garantendo trasparenza sull'uso delle risorse e regolarità del rapporto di lavoro».

 

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