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La Gazzetta del Mezzogiorno 28.07.2010 Piano di rientro, Regione nella morsa Sanità: il governo non fa marcia indietro sulle internalizzazioni. Domani la firma BARI — Le sorti del Piano di rientro sanitario da 450 milioni restano appese ad un filo. Il governo non cede sulla condizione che impone perché sia chiusa la trattativa. E cioè che il contenuto «tecnico» del Piano (tagli ai posti letto, riconversione degli ospedali, ticket sulle ricette) sia accompagnato dallo stop alle internalizzazioni. La partita, come si riconosce da giorni, è diventata «politica». Ed è per questo che ieri si è attivato Nichi Vendola, dopo che per giorni la vicenda era stata seguita quasi esclusivamente dall’assessore alla Salute, Tommaso Fiore, e dai dirigenti regionali. Sono partite telefonate all’indirizzo di Vasco Errani, presidente della conferenza dei Presidenti di Regione. E da questi verso il ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto. È stata seguita la rigida filiera istituzionale; apparentemente senza interventi collaterali. L’obiettivo è chiaro e proibitivo: esercitare tutta la persuasione possibile per indurre i ministeri dell’Economia e della Salute (cui compete la firma sull’accordo) a fare marcia indietro sul punto chiave. Ossia, la clausola del protocollo che chiede alla Puglia di sospendere le leggi sanitarie impugnate dal governo, fino alla sentenza della Corte costituzionale. E tra queste, la normativa che regola l’internalizzazione in società pubbliche di cinquemila lavoratori e la stabilizzazione nelle Asl di altre centinaia. Sembra difficile riuscire nell’intento. Il governo ritiene il procedimento di assorbimento viziato dall’assenza di «evidenza pubblica» (concorso o avviso pubblico). Inoltre, reputa l’internalizzazione più costosa che non l’affidamento esterno. Il negoziato non si arresterà neppure oggi, mentre i tecnici saranno a Roma, riconvocati dal governo. Domani Vendola e i ministri Tremonti e Fazio saranno davanti al tavolo per la firma: sarà il momento ultimo e decisivo. Se i ministri mantenessero la pregiudiziale sulle internalizzazioni, quale sarebbe l’atteggiamento della Puglia? Da quel che sembra, la vicenda si è posta su un piano inclinato. Il governatore, così pare, si acconcerà a stipulare l’intesa: accettando il blocco alle internalizzazioni, ed ottenendo però lo sblocco dei 500 milioni congelati a Roma da anni (per aver, la Puglia, ripetutamente violato il Patto di stabilità). È una tenaglia cui non si sfugge: se si vogliono i 500 milioni, occorre firmare. E a quel denaro non si può rinunciare. L’assessore al Bilancio, Michele Pelillo, ha fatto intendere anche perché. I 500 milioni sono rimasti a Roma, ma la Regione, conoscendone la disponibilità, ha provveduto ad «impegnarli» su vari capitoli di impiego nel corso degli anni. Insomma, li ha usati «per competenza»; quando saranno sbloccati saranno disponibili anche «per cassa». Se il governo li trattenesse definitivamente, si aprirerebbe un pauroso buco da 500 milioni nei conti regionali. La Puglia sembra avere le mani legate, benché Pelillo possa rallegrarsi che «il Piano di rientro è stato pienamente accettato sul piano tecnico e noi abbiamo escluso nuove tasse». Se il governo non facesse marcia indietro, è il parere dei consiglieri di Vendola, il governatore dovrà comunque firmare. Poi, incassato il denaro, tentare di studiare una strada per non rinunciare alle internalizzazioni. Le quali, si badi, sono il fiore all’occhiello dell’amministrazione Vendola. Lo sa bene il democratico Dino Marino, presidente della Commissione sanità, che invita Vendola a rovesciare il tavolo. «Condivido - dice - l’atteggiamento della giunta che non rompe il tavolo e cerca nonostante il ricatto del governo di portare a casa il Piano di rientro. Tuttavia è giunto il momento in cui Vendola deve alzare la voce. Stiamo dimostrando che le società pubbliche funzionano e costano meno delle esternalizzazioni. Ho incontrato una delegazione di quei circa 5.000 lavoratori che aspettano l’internalizzione, per rompere la precarietà e dare certezza alle famiglie. Personalmente, ma parlo anche a nome del gruppo Pd, non li lasceremo soli. Chiediamo a Vendola di essere coerente e di non cedere a nessun ricatto». Oggi Vendola, dopo aver chiaro il quadro delle notizie da Roma, potrebbe chiedere di incontrare la maggioranza. |