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Il Corriere della Sera 28.07.2010 La rottura ormai è definitiva Ma Fini: io non me ne andròIl premier e il cofondatore alla battaglia decisivaI mediatori hanno fatto un passo indietro ormai da tempo, sulla porta ci sono ora gli avvocati con le carte del divorzio. Perché la crisi tra Berlusconi e Fini sembra davvero sul punto di essere ufficializzata, il Cavaliere considera infatti definitiva la rottura con l’altro cofondatore, e ritiene di aver individuato le modalità per scacciarlo di casa, cioè dal Pdl. Venerdì sarebbe il giorno del giudizio, l’inizio di un rito che verrebbe celebrato in Parlamento, con un discorso del premier sull’uso politico della giustizia. Se poi il processo di separazione sarà più o meno breve si vedrà, come resta da vedere se la rottura ci sarà. Perché alla «faccia feroce» di Berlusconi, Fini non ci crede o, meglio, ritiene che il Cavaliere non possa andare oltre. «Ho sentito anch’io che ha deciso di risolvere tutto, ma nessuno sa di cosa si tratti», esordisce l’inquilino di Montecitorio: «Mi hanno riferito molte ipotesi, le più strampalate. Non dico che tutto ciò mi lasci indifferente, sono curioso di sapere cosa si inventerà. E comunque dal partito io non me ne vado, continuerò a rivendicare il diritto al dissenso. A meno che Berlusconi non voglia vietare il dissenso nel Pdl. Se così fosse, dovrà dirlo pubblicamente, altrimenti si tratta solo di chiacchiere. E la situazione sta diventando persino patetica». Dopo aver impugnato la bandiera della legalità, Fini per certi versi è diventato politicamente un «intoccabile», nel senso che l’operazione divorzio — se davvero si compisse— metterebbe il Cavaliere a rischio in Parlamento e nel Paese. Gli amatissimi sondaggi, quelli riservati, stanno a evidenziarlo, il logoramento della sua immagine presso l’opinione pubblica è in atto. E anche i report di Ipsos, analizzati dall’opposizione, segnalano in una settimana un calo di oltre due punti sul «giudizio» del premier, che passa dal 44,8% al 42,1%, con il Pdl in trend negativo da un mese e ormai in caduta libera, sceso dal 32% al 30,9% in sette giorni. Poco più di tre punti avanti al Pd. Insomma, se Berlusconi vorrà arrivare al redde rationem dovrà tener conto di molti fattori, pare glielo abbia spiegato anche Tremonti ieri che sarebbe un errore far precipitare tutto ora. Ma il Cavaliere si sente accerchiato, ritiene che la manovra dei magistrati di smontargli il governo pezzo per pezzo, sia parte di una strategia per affondarlo, che il vero obiettivo dell’inchiesta sulla cosiddetta «P3» sarebbe lui stesso, cioè Berlusconi-Cesare, e che l’operazione giudiziaria abbia un terminale politico. «So cosa va dicendo in giro», commenta Fini: «Secondo lui, avrei fatto un patto con le procure... Siamo al di là del bene e del male». Eppure è proprio Fini ad aver brandito la questione morale come un randello, e sono finiani come Granata a martellare ogni giorno il Cavaliere e gli uomini del suo governo, come Mantovano. «Su Mantovano, Granata ha pronunciato parole eccessive» risponde l’inquilino di Montecitorio: «Per questo ho voluto chiamare il sottosegretario agli Interni. Lo conosco e la mia stima per lui è immutata. Eppoi, se dovessi andar dietro gli eccessi, c’è chi ha fatto pure cose eccessive». Fini non fa i nomi, non ce n’è bisogno, l’elenco sarebbe a suo giudizio troppo lungo: parte da Scajola, passa per Brancher e Cosentino e arriva a Verdini. Emagari anche a Caliendo, l’ultimo degli indagati, il sottosegretario alla Giustizia, anche lui coinvolto nell’inchiesta «P3» e difeso a spada tratta da Berlusconi e Alfano. Il presidente della Camera su quest’ultimo caso non si sbilancia, non parla di «opportunità» di dimissioni, sostiene che «se qualcuno nel governo dovesse pensare di usare la mozione di sfiducia presentata dall’opposizione contro Caliendo come un pretesto per il chiarimento interno, se chiedesse — per esempio — di anticipare il giudizio della Camera, in Aula ci sarebbe chi direbbe: "Mi turo il naso e non voto per le dimissioni". Che farebbe a quel punto Berlusconi? Li caccerebbe. Questo sarebbe il partito liberale di massa che ha in mente? La storia delle espulsioni è ridicola. Non so proprio come andrà a finire ma tutta questa storia è ridicola». È difficile immaginare come possano ancora convivere sotto lo stesso tetto i cofondatori del Pdl, quando l’ex leader di An usa l’espressione montanelliana del «turarsi il naso» e la accosta a un rappresentante del suo stesso partito. Al tempo stesso è difficile capire come il Cavaliere possa arrivare al divorzio, sebbene sia chiaro il tentativo di cacciare i finiani dal partito per isolare Fini e di farlo subito per evitare che l’inquilino di Montecitorio si rafforzi nel tempo. Ma basta, può bastare, la convocazione dell’Ufficio di presidenza del Pdl? La riunione della Direzione? Un documento politico in base al quale invitare i membri del governo che stanno con il presidente della Camera a scegliere se restare nell’esecutivo oppure accomodarsi fuori? Di sicuro per il premier la situazione è diventata insostenibile. E il punto non è se venerdì— arrivando davvero allo show down— verrebbe o meno messa a rischio la riforma delle intercettazioni: «Ho saputo anche — prosegue Fini — che alcuni berlusconiani, approfittando del voto segreto, sarebbero pronti ad affossare la legge, votando a favore delle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni. Così da far ricadere la colpa sui finiani. Non ci sono parole». In realtà il Cavaliere, per far passare le intercettazioni, farebbe affidamento sulla lealtà della Lega e sui centristi dell’Udc, pronti ad astenersi a patto che il voto finale sul provvedimento slitti a settembre. Ma ormai la posta in gioco è più alta. E pur di divorziare da Fini, Berlusconi sembrerebbe pronto a tutto. Sembrerebbe. Il presidente della Camera attende di capire se davvero il premier andrà oltre: «Voglio vedere come farà a cacciarci. Lo voglio vedere. Perché il problema è politico, non disciplinare. E finché Berlusconi continuerà così, sprofonderà sempre più nelle sabbie mobili». La rottura sembra vicina. Per i duellanti è arrivato il tempo di scoprire le carte. |