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Il Corriere del Mezzogiorno 27.07.2010 Omicidio colposo nel sottopasso Il sindaco Perrone è responsabile di «omessa cautela» LECCE — Il sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Paola Guglielmi, ha chiuso le indagini del procedimento penale relativo alla morte dell’avvocato Carlo Andrea De Pace, l’80enne leccese che il 21 giugno dello scorso anno rimase intrappolato nella sua auto mentre attraversava il sottopasso di viale Leopardi, letteralmente allagato a causa del temporale che dalle prime ore della giornata si era abbattuto sulla città. La spider su cui viaggiava la vittima fu completamente invasa dall’acqua. L’avvocato De Pace non riuscì ad uscire dall’abitacolo e morì annegato, nonostante il tentativo di soccorso di alcuni passanti. Tre i nomi iscritti nel registro degli indagati cui è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari: il sindaco di Lecce Paolo Perrone (difeso dagli avvocati Pasquale Corleto e Andrea Sambati), l’assessore ai lavori pubblici Claudia Branca e l’ex comandante della polizia municipale Raffaele Urso. Per i primi due l’ipotesi di reato è di omicidio colposo per omessa cautela. Entrambi, infatti, avrebbero secondo la procura «cagionato per negligenza, imprudenza e imperizia, il decesso di De Pace». Per Urso, invece, l’accusa è di favoreggiamento. L’esposto presentato dai familiari della vittima, rappresentati dagli avvocati Silvio Verri e Danilo D’Arpa, evidenziò come per il nubifragio il Comune avrebbe dovuto disporre la chiusura immediata del sottopassaggio di viale Leopardi. Un provvedimento che a detta degli stessi non sarebbe mai avvenuto o che comunque si sarebbe concretizzato quando la tragedia era già avvenuta. In seguito, nel luglio del 2009, il sottopassaggio di via Leopardi fu sottoposto a sequestro preventivo con facoltà d’uso al Comune. Nel provvedimento il giudice Maurizio Saso stabilì che in caso di pioggia il Comune ha l’obbligo di chiudere il sottopassaggio per motivi di sicurezza. A tal proposito, nelle 45 pagine di consulenza tecnica depositate, i due consulenti dell’accusa, l’ingegner Antonio Vernaleone e il professor Roberto Tomasicchio, hanno evidenziato come le piogge di quel 21 giugno, pur con una bassa probabilità di verificarsi, non rappresentano un evento raro. Inoltre a causare l’allagamento non sarebbe stato il (cattivo) deflusso delle acque dal sottopasso (correttamente dimensionato) ma una sorta di rigurgito provocato dall’insufficiente funzionamento del sistema di smaltimento delle acque piovane che si sarebbero dunque riversate nel sottopassaggio. «È pressoché certo - concludono i periti - che si possano verificare futuri allagamenti anche con precipitazioni meno abbondanti»; e «in assenza di interventi adeguati la circolazione in caso di pioggia all’interno del sottopasso non è sicura». In concreto dunque il sistema di smaltimento delle acque superficiali (la cosiddetta fogna bianca) del capoluogo salentino è insufficiente. Si tratta di una rete di tombini e canalizzazioni sotterranee progettata all’inizio del secolo scorso, quando la città aveva una popolazione di circa 45mila abitanti ed un’estensione molto limitata. L’espansione urbanistica di Lecce e l’aumento della popolazione sino a circa 100mila abitanti, hanno reso inadeguato e insufficiente il sistema di drenaggio urbano. La consulenza tecnica dei difensori del sindaco Perrone è stata invece affidata al professor Alberto Ferruccio Piccinni, che depositerà la propria relazione nelle prossime settimane. |