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La Gazzetta del Mezzogiorno 24.07.2010 Boccia: Vendola è un arrivista «Se la sua ricetta è questa, meglio separarsi» MICHELE COZZI On. Francesco Boccia, quando si parla di Vendola e delle primarie, inevitabilmente viene fuori il suo nome. Ma Nichi è proprio imbattibile su quel terreno? Noi ci saremmo aspettati un impegno totale verso la Puglia e verso i pugliesi. Invece ci siamo trovati dinanzi ad una accelerazione incomprensibile che ci induce a riflettere più ad ampio raggio. Cosa vuol dire? Se Vendola avesse un millesimo del senso di responsabilità che ha avuto Prodi per Bertinotti e i suoi amici.... Il tema è se anteponiamo gli interessi personali a quelli collettivi. E la differenza è tra tra chi sogna un centrosinistra moderno, come fa il Pd, e chi invece ha sempre sognato la rivoluzione pur vivendo in contesto ovattato che è il limite della sinistra e dell'ecole barisienne. Vendola chiede la primarie perché pensa di fare il pieno nel Pd? Le primarie io le ho fatte per unire e compattare il centrosinistra. La storia di Vendola è una storia dolorosa, fatta di scissioni, dalla quale noi vogliamo fuggire. Nessuno può raccontarci che quel modello culturale sia maggioritario nel centrosinistra. A tre mesi dal voto mi sarei aspettato un Vendola più attento ai bisogni della gente, alla sanità, all'usura e invece tre mesi dopo ci ritroviamo l'organizzazione delle fabbriche fatte da società di comunicazione che hanno tanta fantasia ma anche tanti legami con il sistema pubblico. Vede radicalismo nel Vendola candidato alla premiership? Noi vinciamo unendo, non dividendo. Nel centrosinistra ci sono diversi orientamenti. Su alcuni principi e valori la fa da padrona la demagogia da quattro soldi, ed è naturale che su alcuni temi si ragiona meglio con aree socialiste, cattoliche, radicali e liberali di Forza Italia. Si ragiona meglio con quell'area? Ma non c'è dubbio, rispetto a quelli che si dichiarano comunisti a tempo indeterminato, promettono posti di lavoro salvo poi non poterlo fare. Cosa diciamo a quella gente? Il riformismo è dire la verità. Quello di Vendola che tipo di riformismo è? Quale sarebbe? Quello di chi è eletto grazie ad una coalizione che ha fatto sacrifici per lui per poi essere scaricata? Oppure è riformismo sfidare il segretario del maggiore partito che ti sostiene? Questo sa rebbe il riformismo? Questo mi sembra arrivismo, condito da doppia morale di una sinistra che fortunatamente non c'è più. Quando vedo sul palco gente che a 50 anni vive con il vitalizio, e si dice comunista a tempo indeterminato, non so cosa pensare. Se questa è la ricetta, la mia proposta è meglio separarsi. Vuol dire che il Pd deve avere il coraggio di fare i conti fino in fondo. Non è solo Vendola, ma è l'idea culturale che vuol rappresentare che non è quella di aiutare gli ultimi. Vogliamo aiutarli veramente? Allora i sostenitori di Vendola firmino in Parlamento, la legge che taglia i vitalizi e poi facciamo la riforma delle pensioni per pensare ai giovani. Crede che troveremo qualcuno nella sinistra radical-chic disposto a firmarla? Poi è insopportabile considerare le imprese e gli impenditori come nemici. C'è un mondo intero, fatto da milioni di elettori ulivisti che sono in minoranza dentro il centrosinistra italiano. Se quest'area deve prender atto 15 anni dopo il primo governo Prodi che non c'è nessuna possibilità di avere una coalizione di riformisti italiani, è meglio separarsi prima. Mi sarei tolto il cappello dinanzi a Vendola se avesse detto: metto a disposizione questo cantiere politico-culturale per permettere al Pd e a Bersani di portare l'intero centrosinistra al governo. Invece questo tentativo di sparigliare nella sua testa significa scindere. Una cosa che non gli consentiremo. La tolleranza avuta in Puglia finisce in Puglia. |