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Il Corriere del Mezzogiorno 23.07.2010 Patto di stabilità, dal Tar del Lazio arriva la bocciatura Blocco alle uscite, nessun allentamento Pelillo cerca una soluzione con le banche BARI — A Roma, il Tar Lazio deposita la sentenza con cui respinge il ricorso della Puglia che mirava ad allentare il Patto di stabilità che la opprime. A Bari, in consiglio regionale, l’assessore al Bilancio Michele Pelillo, annuncia un provvedimento che punta ad arginare gli effetti negativi del Patto. Mentre parla, durante la seduta dedicata al Rendiconto 2009, non sa ancora della sentenza, ma fa sapere che la giunta regionale sta pensando ad un accordo con l’Abi (l’associazione delle banche). L’intesa punta ad ovviare al blocco della cassa, nonostante una liquidità «di tre miliardi», imposto dal Patto di stabilità . I crediti delle imprese che hanno eseguito lavori finanziati con fondi Ue, o quelle dei fornitori della Regione, sarebbero soddisfatti dalle banche. Queste, poi, sarebbero ristorate dalla Regione man mano che si rendesse disponibile la cassa. La delibera potrebbe arrivare la prossima settimana. Bisogna fare presto, perché, dice Pelillo, «la situazione è di grave difficoltà». «La sentenza del Tar Lazio non avrà particolari conseguenze - spiega l’asessore al Corriere - perché abbiamo predisposto ogni atto come se il nostro ricorso dovesse essere respinto, come è stato». La Regione chiedeva di considerare il 2005 come base (più larga e vantaggiosa) su cui calcolare il tetto delle uscite 2008. Il governo sosteneva dovesse essere il 2007. «Se avessimo avuto ragione - insiste l’assessore - avremmo avuto effetti positivi sul 2008. Il 2009 avremmo sforato lo stesso, ma nel 2010 avremmo potuto impegnare e spendere di più». Una specie di rompicapo. Senza cambiare le regole sul Patto - ha osservato Pelillo in Consiglio regionale - «non si caverà un ragno dal buco». In parole povere: se nel 2010, con il catenaccio alla cassa, «si potrà rispettare il Patto senza perdere i fondi europei a causa del disimpegno automatico, nel 2011 ciò sarà matematicamente impossibile. O si viola il Patto o si perdono i fondi». Pelillo interviene a conclusione del dibattito sul Rendiconto 2009. Parla di una Regione con i conti in ordine (bassa spesa per l’amministrazione e il personale; indebitamento in calo; addizionale Irpef assente). Tesi respinte dall’opposizione: in particolare Erio Congedo, Nino Marmo e soprattutto Rocco Palese. Questi ha evocato tutti i richiami avanzati negli anni «sui pericoli che derivavano dalla violazione del Patto di stabilità nel 2006». Circostanza che poi avrebbe amplificato gli effetti negli anni successivi. Palese ha guidato un’opposizione severa. Ha preteso che fossero separate le discussioni su Rendiconto 2009 e Assestamento 2010. Il che ha provocato la dilatazione dei tempi e lo slittamento a martedì del voto sul secondo provvedimento. Per il quale ha già depositato, assieme ai consiglieri di centrodestra, 1.100 emendamenti. Tutto a scopo ostru zionistico (tranne la proposta di destinare 20 milioni agli uffici giudiziari di Bari, due alla fondazione Petruzzelli e 8 all’agricoltura e alla pesca in crisi). Il malumore di Palese deriva dal fatto che non è stato preso alcun impegno formale, da parte della maggioranza, sull’andamento dei lavori in settima commissione (affari istituzionali). Il Pdl vorrebbe, dopo aver perso la presidenza, che le deliberazioni avvenissero con i due terzi dei componenti, per salvaguardare la minoranza. E che questo fosse inserito nel regolamento. Il presidente del consiglio, Onofrio Introna, è d’accordo e si sta attivando per un’azione di mediazione. Ma la maggioranza non ha ancora stabilito se tutto ciò debba finire nel Regolamento. Esordio al cardiopalma per il centrosinistra. Il Rendiconto doveva passare con la metà più uno dei consiglieri (ossia 36 voti). I consiglieri di maggioranza, privi di Mario Loizzo, erano esattamente 36: il che ha costretto Introna a non astenersi come di prammatica e votare a favore. Astenuto il gruppo dei «Moderati e popolari» di Giacomo Olivieri. Voto contrario del Pdl e anche dell’Udc («siamo opposizione»). Per non rischiare martedì, si potrebbe cercare di ammorbidire i «Moderati». |