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Il Corriere del Mezzogiorno 23.07.2010

Sanità, stop al Piano di rientro Il governo: sospendete le leggi

Condizione per il via libera: l’alt agli effetti delle norme impugnate In pericolo l’internalizzazione di 5mila ausiliari. Turn-over, no rigido

BARI — Giornata storta per la Puglia. In poche ore, nel pomeriggio di ieri, arrivano due cattive notizie, entrambe da Roma. La prima: il Tar Lazio respinge il ricorso della Regione che mirava ad allentare il patto di stabilità (vedi l’articolo a pagina 3). La seconda: i tecnici del ministero dell’Economia e Finanze non concedono il via libera al Piano di rientro sanitario da 450 milioni.

Questa questione è la più controversa e carica di conseguenze: potrebbe provocare ulteriore tensione nei rapporti tra la Regione e il governo centrale. I dirigenti ministeriali, pur apprezzando tutti gli accorgimenti tecnici predisposti dalla Puglia, hanno posto una condizione «politica»: sospendere gli effetti delle leggi (in materia sanitaria) impugnate dal governo e portate all’esame della Corte costituzionale, in particolare la norma relativa all’internalizzazione di oltre cinquemila lavoratori ausiliari. La sospensione dovrebbe valere fino alla sentenza della Corte.

Si tratta di vicenda «politica» perché - a quel che è dato sapere - la condizione è stata suggerita dagli organi politici (i ministri dell’Economia e della Salute). E anche perché la risposta non potrà che essere politica, cioè assunta dalla giunta regionale, non potendo suggerire nulla al riguardo i funzionari regionali che da mesi stanno studiando la materia.

La questione è delicata. Si tratta di congelare il processo di internalizzazione, ossia la procedura che consente l’assunzione (in società pubbliche regionali) di personale dipendente di ditte esterne. Ebbene, non solo il progetto è già avanzatissimo in ogni Asl della Puglia, ma è anche uno dei punti più qualificanti del programma dell’amministrazione regionale. Il governo, ad aprile, impugnò la legge pugliese (la cosiddetta Omnibus del febbraio 2010) nel presupposto che fosse stata invasa la compentenza statale. Ora il governo eccepisce che l’assunzione diretta sia più costosa della esternalizzazione; la Regione sostiene esattamente il concetto opposto.

Congelare il processo di internalizzazione, fino alla sentenza della Corte che arriverà non prima dell’inizio del prossimo anno, potrebbe essere un grave smacco per la Regione. Il governatore Nichi Vendola non ha voluto rilasciare dichiarazioni. È possibile che, smaltita la forte irritazione manifestata dopo aver appreso la notizia, stia pensando al da farsi. C’è pure chi, all’interno della giunta, si è convinto che la richiesta di ieri sia solo un tentativo, ma che il governo abbia messo nel conto l’opposizione della Puglia e ad un certo punto si fermerà.

Del resto, si ragiona, il Piano di rientro dovrà essere il frutto di un’intesa negoziata e non si può pensare che debba essere sempre la Regione a soccombere. Finora tutte le richieste dei ministeri sono state accolte. Ieri il lungo confronto tra l’assessore alla Salute, Tommaso Fiore, i suoi consulenti e i tecnici del governo è andato avanti per ore. Nessuna particolare obiezione è stata mossa sul piano di tagli e risparmi da 450 milioni (con decremento di posti letto, ospedali e spesa farmaceutica). Ossia sulla operazione indispensabile a non subire la perdita definitiva di 500 milioni, congelati a Roma quale sanzione per aver la Puglia infranto il Patto di stabilità.

Unica richiesta «tecnica» arrivata ieri è stata quella di inasprire ulteriormente il blocco del turn-over. Il governo vorrebbe un catenaccio totale (o quasi) per il triennio di durata del Piano. La Puglia dovrà ragionare, potrebbe acconsentire, a condizione che si fissi una deroga per il nuovo Oncologico di Bari e lì si consenta di fare assunzioni.

«Il lavoro di limatura - dichiara Fiore - continuerà nei prossimi giorni. Già nelle prossime ore partiranno verso il ministero nuove schede tecniche e nuove simulazioni». Resta in piedi la possibilità che si debba aumentare l’accisa sulla benzina? «Nulla si può dire, fino quando non saranno chiariti tutti gli aspetti. Vale anche per il blocco delle assunzioni». E della sospensione delle leggi impugnate davanti alla Corte costituzionale? «È un dibattito di altra natura. Che impegna un altro tavolo di discussione. Vorrei che le due situazioni restassero, per quanto possibile, separate».

Sarà un fine settimana di riflessione politica. Saranno soppesati tutti gli aspetti. Anche quello relativo al fatto che analoghe richieste di sospensione di leggi impugnate sono state avanzate nei confronti di tutte le Regioni alle prese con il Piano di rientro. Di destra e di sinistra.

 

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