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LIBERO 22.07.2010 Bocchino-Fini d'annata Scritto da DAW Il 15/07/2010 politica - Letto 796 volte - 5 Commenti Pubblichiamo un'intervista di Italo Bocchino a Gianfranco Fini per l'apertura del giornale del Fuan, "All'Orizzonte", diretto da Roberto Menia nel gennaio del 1990, pubblicata ieri da Libero. BOCCHINO: Con il congresso di Rimini l'Msi affronta gli anni Novanta. Quali dovrebbero essere le linee principali della politica della Destra sociale fino al 2000? FINI: Io non credo a differenza di alcuni piagnoni ad oltranza che il Msi debba rassegnarsi a vedere concluso il suo ciclo e quindi a vedere calare il consenso elettorale di cui gode, quasi che ad ogni elezione si debba registrare un più o meno leggero calo di consensi. Questo atteggiamento mentale di rassegnazione è comprensibile in chi per ragioni temporali non ha davanti a sé ampi spazi ed è quindi indotto a considerare la politica come una sorta di azione quotidiana senza prospettive e ampi orizzonti. Ma chi invece è consapevole di cosa significhi vivere l'esperienza del Fascismo, attualizzandola ed ha quindi la speranza che il Msi possa riprendere il suo cammino ritornando a vincere, il congresso di Rimini assume grande importanza...
BOCCHINO:
In che modo l'Msi di oggi si pone in relazione alla eredità fascista e come
intende valorizzarla? Il Fascismo costituisce la radice del Msi e se qualcuno oggi chiede al Msi una sostanziale abiura nei confronti del Fascismo per ottenere una sorta di passaporto per l'inserimento nella politica nazionale, questo qualcuno è destinato ad avere una solenne smentita. Una abiura del Fascismo non è politicamente utile né moralmente accettabile, soprattutto in un momento in cui la Storia dimostra che per capire questo XX secolo è necessario capire appieno il Fascismo e un po'tutti dobbiamo fare i conti con quella eredità. Fra queste esperienze ancora oggi certamente valide vi è in termini sociali quella intuizione propria del pensiero mussoliniano di una organizzazione dei rapporti di produzione ed economici che sottraggano il Lavoro al duplice ricatto del capitale e della lotta di classe. L'ipotesi di una terza via caratterizzata dall'incontro fra Lavoro e Nazione rimane oggi l'unica alternativa al capitalismo... BOCCHINO: L'identità nazionale si difende su vari fronti e si tutela sia guardando in casa propria sia affrontando i pericoli esterni: si passa così dal fenomeno delle leghe autonomistiche alle minacce rappresentate dall'americanismo e dalla immigrazione selvaggia dal Terzo Mondo. Punto quest'ultimo su cui il Fuan ritiene indispensabile una risposta immediata. FINI: Proprio a una impostazione culturale che consenta un autentico recupero dell'identità nazionale l'Msi deve fare riferimento quando si parla del problema dell'immigrazione clandestina. L'Msi non può certo poi sposare una posizione di tipo razzistico essendo discendente da un tipo di Fascismo che teorizzava la civilizzazione e non la colonizzazione delle terre africane (...) In Italia sta accadendo un fenomeno che trova sponsor diversi. Vi sono evidenti interessi della Confindustria che necessita di una manodopera a basso costo o che nel migliore dei casi necessita di braccia per l'anello terminale del sistema produttivo dove non sono necessari operai specializzati. Poi vi è altrettanto evidente l'interesse di un certo sindacalismo comunista che spera di potere riprodurre in Italia il germe della lotta di classe con l'immissione massiccia di qualche milione di lavoratori del terzo e del quarto mondo.
E poi c'è anche
qualche prete trafficone che da un lato vorrebbe vedere risolta la crisi delle
vocazioni con questo flusso indiscriminato mentre dall'altro- per un motivo
assai meno nobile- aspira a ricchi contributi per questa opera assistenziale.
L'Msi proprio a Rimini prenderà una serie di iniziative che- senza volontà di
cavalcare rigurgiti razzisti- mirino però a preservare l'identità culturale e
razziale dell'Italia. |