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La Gazzetta del Mezzogiorno 21.07.2010

I DATI SVIMEZ
Marco Jacobini (BpB) «Ma il Sud non èsull'orlo della rivolta»

«...ma forse è successo qualcosa di cui non ci siamo accorti...?». Marco Jacobini, amministratore delegato del gruppo Banca Popolare di Bari reagisce a caldo con una battuta rispetto ai dati Svimez sulla povertà nel Sud.

Non crede ai dati Svimez?

«Per carità. Non dico che sono sbagliati, anche perché mi riservo di leggerli con ulteriore attenzione e di capire i sistemi di rilevazione ed elaborazione dei dati. Ma evidenzio solo che fanno impressione: danno una descrizione del Sud che non coincide con quello che vedo, altrimenti saremmo sull’orlo della rivolta».

Ammetterà che, comunque, non è che il Mezzogiorno navighi nell’oro...

«E’ indubitabile che ci sia una disparità tra Sud e Nord e che ci siano situazioni di grande disagio nel Meridione. Qui non si tratta di fare i negazionisti ma di osservare la realtà che ci circonda».

Non crede che l’economia sommersa, forse, stia facendo da ammortizzatore sociale anomalo?

«L’economia sommersa c’è, ma c’è anche sempre stata. Ma anche questa non vorrei che sia sopravvalutata: per combaciare con i dati Svimez e riempire gli spazi mancanti vorrebbe dire che il sommerso rappresenterebbe una mole due o tre volte il valore dell’economia reale. Mi pare troppo».

Allora al Sud va tutto bene?

«Piano. Non sto dicendo questo. Se mettiamo da parte queste cifre evidenziate oggi e discutiamo della situazione in generale allora il discorso cambia. Mi stanno bene queste cifre se servono a far suonare l’ennesimo campanello d’allarme di fronte ad una crisi profonda che dicono che sia passata ma io non me ne sono accorto...»

La manovra economica è in atto, proprio per rispondere ai morsi della crisi.

«Sì, ma la sensazione è che al di là della manovra non ci siano iniziative comuni, che coinvolgano tutte le parti in causa, capaci di far ripartire i fondamentali».

A che cosa si riferisce?

«Sicuramente ai consumi. I consumi sono depressi e se non ripartono non c’è niente da fare, l’economia non si rimette in moto».

Ma il lavoro non c’è o diminusce: come si fa a consumare senza lavoro?

«E’ vero, c’è poco lavoro e la gente che ce l’ha ha paura di spendere e magari preferisce tenere da parte quel poco che riesce a conservare alla fine del mese. In questo clima di poca fiducia mi auguro che qualcosa si cominci a muovere presto. Serve una strategia mirata verso un ripristino della fiducia e un incentivo del lavoro, una strategia che riguarda tutti e coinvolga tutte le componenti del sistema Paese».
[g. sum.]

 

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