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La Gazzetta del Mezzogiorno 21.07.2010

La corsa di Vendola - Il Pd allo scoperto: Bersani e Bindi mettono i freni

di BEPI MARTELLOTTA

BARI - La strategia del Pd di tenere sotto tono la vicenda Vendola, ovvero la nuova sfida lanciata dal governatore con la sua corsa alle primarie per il candidato del centrosinistra, è durata poco. E la mossa in anticipo di Nichi, come accadde con la scelta del candidato per le ultime Regionali in Puglia, comincia a sortire i suoi effetti: tra no e sì, l’importante è che se ne parli. Le carte della politica, questo era ed è l’obiettivo del leader di Sel, cominciano davvero a sparigliarsi.

Esce dal silenzio, infatti, il leader del Pd Pierluigi Bersani, seguìto a ruota dai massimi esponenti del partito, per bocciare l’ipotesi evitando, però, di provocare «strappi» con uno dei presidenti di Regione più votati d’Italia. «Quando sarà il momento - dice - tutti potranno dare il loro contributo, che è preziosissimo, compreso quello di Vendola. Ma non è questa la fase». Poi l’affondo sui compiti da governatore della Puglia, in linea con quanto espresso con toni decisamente più ruvidi dal leader dell’Idv Di Pietro.

Il timore che la discesa in campo di Nichi sia un modo per mettere nell’ angolo quella, futura, del leader Pd è espresso da Anna Finocchiaro, capogruppo dei senatori. «Una legittima ambizione quella di Vendola, ma io ritengo che tutto bisogna fare meno che indebolire la leadership del partito». Il sospetto, però, che dietro i veti a Nichi ci sia una strategia sbagliata e destinata alla sconfitta lo solleva la corrente «Libertà e Giustizia»: è «lo stile che caratterizza l’attuale opposizione e che prelude a sconfitte sicure: bloccare sul nascere chiunque abbia voglia di provarci, chiunque sia disponibile a essere della partita». È già accaduto, sottolinea il coordinatore di Sel (il partito di Vendola) Claudio Fava: «Nichi ha dimostrato che si può costruire una candidatura vincente ed un progetto politico vincente anche fuori dal perimetro un pò ristretto e un pò malinconico delle segreterie dei partiti e dei ceti politici». Anche il premio Nobel Dario Fo rivolge il suo sostegno a Nichi. E un’apertura arriva anche dagli ex «nemici» di Rifondazione. «Oggi il problema da risolvere è cacciare Berlusconi - sottolinea il segretario del Prc, Paolo Ferrero - non voglio mettere l’accento sulle differenze con Nichi o con altri, propongo di fare tutti insieme una manifestazione per provare a mandarlo a casa». Debora Serracchiani, dal Pd, si dice convinta che «Vendola può essere un protagonista importante della nuova opposizione, a cominciare dalla capacità che dimostrerà di catalizzare e unire» ma gli augura «di non bruciarsi prima» dell’appuntamento con le Politiche.

No, insiste il senatore Pd Marco Follini, «consegnare il Pd e l’intero centrosinistra a Vendola significa arroccarsi in un trincea minoritaria dalla quale non si parla ad un’Italia moderata, che è quella che fa la differenza». Non è questo il problema, invece, per la presidente del partito Rosy Bindi, sostenitrice di Vendola alle primarie pugliesi: «credo che dalla Puglia all’Italia, però, il passo sia così lungo che non basta la “sorpresa” Vendola».

Ironico, invece, il sostegno a Vendola lanciato dal leader Udc Pierferdinando Casini, autore del gran rifiuto al Pd quando i Democratici tentarono l’accordo sul nome di Nichi candidato governatore: «Vendola ha ottime possibilità di essere il candidato della sinistra a Palazzo Chigi. Ha una suggestione notevole nella pubblica opinione, naturalmente in una coalizione che io non appoggerei».

A sinistra, intanto, arrivano el bocciature del Psi e dei Verdi. «La sindrome minoritaria è esattamente il male da cui deve guarire Vendola» dice Bobo Craxi. «Penso che abbia sbagliato i tempi e che non ci siano elezioni anticipate in vista» aggiunge Angelo Bonelli. «Vendola deve rispettare il mandato dei suoi elettori pugliesi, perché questo fa parte della “buona politica” che egli stesso va predicando» tuona il capogruppo di Idv alla Camera, Massimo Donadi, augurandosi che «metta da parte la sua candidatura, anche perchè noi non lo potremo sostenere».

Il dibattito si accende anche in Puglia. Le capacità di Vendola «non bastano - dice Lello Di Gioia, segretario regionale del Psi - per assicurare alla sinistra di diventare maggioritaria. Per creare una sinistra forte sono indispensabili tutti i partiti e Vendola deve partecipare a questo sforzo collettivo», altrimenti rischia di evocare «un neo cesarismo del quale, francamente, il Paese non ne può più». Strali dal centrodestra: «Vendola vorrebbe sfuggire alla sua fine politica abbandonando il campo dopo cinque anni di irresponsabile e narcisistica gestione» dice Ignazio Zullo, consigliere regionale Pdl. Vendola si infila «nell’inerzia del Pd, ma non è il nuovo, né l’immacolato» tuona Mimmo Magistro (Psdi).

 

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