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La Gazzetta del Mezzogiorno 18.07.2010

Gli appalti all’Oncologico «È il lotto dell’assessore»

Il dirigente Asl al telefono con un medico: «Lì deve vincere Tedesco»

  MASSIMILIANO SCAGLIARINI

     • Le sale operatorie, la sterilizzazione, la terapia intensiva e l’endoscopia del nuovo Oncologico di Bari erano «il lotto dell’assessore». Quella gara d’appalto «doveva» essere vinta dalla Draeger, il cui rappresentante era Elio Rubino, marito della figlia di Alber to Te d e s c o . E nella Asl di Bari, l’ex capo degli appalti Antonio Colella e gli altri funzionari lavoravano per pilotare le procedure: ne è convinta la procura di Bari, che ha ottenuto gli arresti domiciliari per cinque persone tra imprenditori e funzionari dell’Azienda sanitaria.

   È proprio Colella a rivelare che quell’appalto ha già un padrone. Lo racconta il 4 ottobre 2008 in una telefonata con Angela Leaci, direttore sanitario dell’ospedale San Paolo: Colella dice di essere rimasto in ufficio fino a tardi perché il direttore amministrativo doveva dare giustificazioni al governatore Vendola sul comportamento assunto da Felice De Pietro (indagato) in sede di valutazione delle offerte.

   COLELLA: «Perché ieri sera sai a che ora me ne sono andato? Alle otto e mezzo».

   L E AC I : «E che cosa avete fatto?».

   C: «Io, Gianfranco e mio figlio... Dalle quattro...».

   L: «Per quel problema dell’Oncologico».

   C: «Brava, brava... C’è un casino... quel lotto sai che è dell’assessore».

   Anche Tarantini, nel suo interrogatorio del 18 febbraio, dirà cose simili: «Colella mi specificò che queste gare erano   assegnate in favore delle aziende vicine alla famiglia Tedesco, cosa questa che mi confermò anche la Cosentino, e che le avrebbero gestite De Pietro e Tragni».

   La procura ritiene che la Draeger, che ha partecipato alla gara insieme alla Salvatore Matarrese, andava esclusa dall’appalto perché non aveva prodotto nei termini alcuni documenti: il gip Fanizzi però ha respinto questa impostazione, e sul punto non ha riconosciuto l’esistenza dei «gravi indizi» di colpevolezza a carico di Colella. Il gip ha invece riconosciuto i gravi indizi a carico di Rubino (che avrebbe contattato Colella per evitare l’esclusione), ma non ha concesso l’arresto per mancanza delle esigenze di custodia cautelare.

   Decisamente più complicata l’altra gara che riguarda l’On - cologico, e che fa riferimento   alla fornitura degli arredi di laboratorio. Alla gara partecipano tre soggetti: il consorzio Consanit, Ashi e Labozeta. La commissione presieduta da Colella prende per buone le dichiarazioni del Consanit (che invece andava escluso per mancanza di requisiti sul fatturato) ed esclude le ultime due ditte. Colella - dice la procura - mantiene il suo giudizio di esclusione anche dopo essere stato invitato a rivederlo da parte del responsabile del procedimento. Sarà poi un ricorso al Tar a rimettere a posto le c o s e.

   «Quelle gare - è la difesa di Tedesco - sono state aggiudicate quando io non ero già più assessore: dubito che la Asl lo avrebbe fatto, se non fosse stata convinta di operare nella piena legalità. Colella mi avrebbe favorito? È una clamorosa bugia, ha sempre fatto di tutto per contrastarmi».

 

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