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 La Gazzetta del Mezzogiorno 17.07.2010

«Che follia, tolto il gesso fisioterapia a novembre»

  [v. cord. arc.]

     • Si frattura un braccio e, dopo un mese, tolta l’ingessatura, su consiglio dell’or topedico, si reca in una farmacia del centro, una delle 48 inserite nella rete del Cup (Centro unico di prenotazione), per prenotare una visita dalla fisiatra della Asl. Ma resta pietrificata quando l’addetta della farmacia scorrendo le prenotazioni sul computer risponde: «Novembre le va bene?». La signora brindisina, increduta, ci   riprova: «Sta scherzando,

   vero, devo tornare a lavorare nei prossimi giorni, come posso attendere fino a novembre per un po’ di fisioterapia». Ma dall’altro lato del bancone l’addetta ribadisce: «Novembre. Mi dispiace, prima non è possibile».

   La donna si ferma qualche minuto. È proprio il caso di contare fino   a... non certo a dieci, forse meglio cento o duecento: la sosta deve essere più lunga per riconquistare la calma.

   «In attesa che il medico mi visiti, mi arrangio con massaggi e bagnoli con acqua e sale -, dice - mi hanno detto che fanno bene». D’altra parte questa è la situazione e, come si dice, chi fa da sè...  

   Nei giorni scorsi, racconta di aver letto sui giornali locali il caos delle liste di attesa, ma ad essere franchi, una cosa è leggere di altri, un’altra cosa è imbattersi di persona nelle maglie della sanità lumacona.

   È la stessa farmacista, vedendola delusa e preoccupata, non tutti, è bene sottolinearlo, hanno le possibilità economiche per rivolgersi ad un privato, a darle una dritta: «Si rivolga all’istituto Sanatrix nel rione Bozzano o al Centro Galeno alla Minnuta, sono strutture private convenzionate».

   È scettica, perchè convinta che non sarà facile che di questi tempi, con la chiusura per ferie ormai alle porte, ci sia disponibilità. Dice che proverà comunque.

   A raccontarla questa storia sembra una barzelletta. Davvero incredibile che per poter fare qualche giorno di riabilitazione a seguito di una frattura, da luglio si debba attendere novembre. La situazione ha del comico se non fosse, invece, drammatico constatare quanto il sistema della sanità sia aggrovigliato e poco sollecito davanti alle esigenze di salute. E c’è da sottolineare il danno che tutto questo ritardo comporta per il lavoro della donna brindisina, ma di chissà quante altre persone che si vengono a trovare in condizioni analoghe.

   È sacrosanto potenziare le attrezzature diagnostiche in tutti presidi ospedalieri del territorio, aspetto che, in più occasioni, nei giorni scorsi, è stato amplificato dalle dichiarazioni del presidente della Provincia, ma a quanto pare non è l’unico problema: la riorganizzazione dovrebbe essere allargata anche al personale e alle agende degli appuntamenti.

 

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