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Il Corriere del Mezzogiorno 14.07.2010 Sanità, più severo il blocco assunzioni La Regione studia i correttivi dopo il no del governo al piano di risparmi
Le altre misure Previsti interventi più rigorosi anche per i ticket. Posti-letto,
sotto osservazione quelli più costosi BARI— Ore cruciali in Regione. L’assessore alla Salute Tommaso Fiore e i suoi dirigenti stanno studiando i correttivi da apportare al Piano di rientro, dopo le riserve espresse lunedì dal governo. Tra un grafico e una simulazione, stamattina l’assessore incontrerà una delegazione del Pd (come chiesto a gran voce dai democratici) per condividere i provvedimenti più significativi. Il governo Del poderoso taglio da 450 milioni in tre anni nel settore sanitario, i tecnici ministeriali hanno bocciato la parte che riguarda la spesa farmaceutica. In particolare quella che mette in preventivo un risparmio di 88 milioni (a regime, nel 2012) derivante dall’imposizione di un budget di ricette per ogni medico di famiglia. Al contrario, giudicano plausibile le economie preventivabili con il ticket da un euro sulla ricetta e il restringimento delle fasce di esenzione (entrambe di minore importo rispetto al primo caso). Via libera alle altre misure: taglio ai posti letto e blocco del turn-over nelle Asl nel triennio 2010-2012. Si studia la soluzione I tecnici stanno lavorando a diverse ipotesi di soluzione. La prima potrebbe essere quella di inasprire il blocco del turn-over. Ora è previsto che non venga sostituito una quota dei pensionandi pari al 40% per il 2010, 60 per il 2011, 80 per il 2012. Si potrebbe arrivare ad un 80% per tutti i tre anni. Inoltre potrebbe scendere ulteriormente la fascia degli esenti dal ticket (cioè aumentare il numero di chi paga due euro per ogni scatola di medicine). La terza ipotesi è di lavorare ancora sui posti letto. Qui non si tratta di superare il numero dei letti da tagliare, fissato nel documento regionale in 2.200. Ma, caso mai, di individuarne alcuni più costosi di altri (i costi dipendono dalla produttività). Sicché a numeri pressoché invariati, si potrebbe ottenere un risparmio superiore. Il Pd vede Fiore Il tempo stringe. Il 22 luglio è prevista la firma dell’intesa tra Regione e governo. Entro un paio di giorni tutto deve essere pronto, per poter affrontare tra lunedì 19 e martedì 20 sia un passaggio in Commissione sanità, sia un vertice di maggioranza. Stamattina Fiore proverà a togliere qualche inciampo dalla strada, dopo le proteste del Pd. Riceverà una delegazione costituita dal capogruppo Antonio Decaro, dal segretario Sergio Blasi, dal vice presidente del consigio Antonio Maniglio, dal presidente della Commissione sanità Dino Marino. «Abbiamo bisogno di capire - dice quest’ultimo - ed esaminare la situazione per ogni territorio. Non è pensabile disattivare posti letto senza prevedere alternative». I sindaci in azione Si muovono anche i Comuni. Il presidente regionale dell’Anci, Gino Perrone, ha chiesto un incontro urgente a Fiore e al governatore Nichi Vendola. Nel frattempo, Perrone incontrerà i sindaci dei 18 comuni interessati dalla chiusura del piccolo ospedale locale (tra le strutture da chiudere compare anche Vico del Gargano, mai attivato, per un totale di 19 ospedali). Il presidente della provincia di Brindisi ha chiesto un incontro al direttore generale della Asl e il sindaco della città ha convocato i colleghi interessati dai tagli. La politica Le reazioni non si fermano. Ieri è intervenuto anche Antonio Azzollini (Pdl), presidente della commissione Bilancio del Senato e sindaco di Molfetta. Era stato chiamato in causa da Vendola, quale corresponsabile del mancato allentamento del patto di stabilità sulla Puglia (il Piano di rientro ne è la sanzione). «Vorrei invitare Vendola al mio Comune - dice - per offrirgli una dimostrazione di come un ente pubblico, quando ben amministrato, riesca a rispettare il patto di stabilità coniugando rigore finanziario e sviluppo economico. Il governatore comincia a comprendere il male che si procura con la gestione allegra del denaro pubblico e quanto sia difficile trovarsi alle prese con i tagli». Sempre da destra, attaccano Pietro Lospinuso («macelleria ospedaliera»), Maurizio Friolo («tutto frutto di malversazioni e sprechi»), Andrea Caroppo («manca uno straccio di programmazione»). Sulla giunta arriva anche fuoco amico. Il senatore Giovanni Procacci (Pd) esige la «condivisione delle scelte da parte delle comunità locali». Il deputato Gero Grassi critica la scelta di Vendola di convocare a Bari «le Fabbriche di Nichi» in questi giorni («poteva dedicare più tempo alla Puglia»). «Non siamo di fronte ad una fastidiosa pratica burocratica da evadere - conclude Pino Pisicchio, Api - ma parliamo della salute di 4 milioni di pugliesi, che hanno diritto di discutere e decidere». |