segnala questa pagina ad un amico.

grazie per averci visitato.
   

TORNA ALL'INDICE

   
         

Il Corriere del Mezzogiorno 14.07.2010

Il Policlinico cambia volto Meno letti, più coordinamento

I 13 dipartimenti accorperanno 92 reparti, altri 25 saranno chiusi Si punta a un piccolo risparmio e a un forte aumento dei ricavi

BARI — Tredici dipartimenti al posto di 92 reparti, 158 posti letto in meno e chiusura definitiva di 25 cliniche (10 universitarie e 15 ospedaliere). Questo sarà il nuovo Policlinico, la proposta di riorganizzazione dipartimentale è stata presentata dalla direzione generale alla facoltà di Medicina: le 78 pagine sono state trasmesse lo scorso 2 luglio e, lunedì prossimo, saranno valutate dal Consiglio di facoltà. Ma non dovrebbero esserci sorprese, il piano di riordino del più grande ospedale pugliese e del pediatrico «Giovanni XXIII» è stato più volte, nel corso degli ultimi mesi, discusso e ritoccato. Questa, quindi, dovrebbe essere la bozza definitiva, anche perché l’assessore alla Sanità, Tommaso Fiore, ha dato l’aut aut all’Università. I tempi sono grami, è l’ora dei sacrifici anche per le due anime del Policlinico, quella ospedaliera e quella universitaria. Persino il rettore Corrado Petrocelli, nel trasmettere la relazione al preside della facoltà di Medicina, Antonio Quaranta, ha chiesto ai prof «di acquisire, con ogni possibile cortese urgenza, il parere». Quindi, dopo una serie di rinvii e discussioni durate tre anni, l’organizzazione per dipartimenti misti è pronta ad essere varata.

Secondo le previsioni dei tecnici e dei contabili del centro d’eccellenza, la nuova formula dovrebbe generare maggiori utili eminori costi. In base ad una simulazione sugli effetti economici, le spese, rispetto al 2008, si ridurranno di circa due milioni di euro, passando da 490 a 488 milioni. Una variazione minima pari allo 0,53 per cento; sarà invece più consistente la differenza alla voce ricavi: accorpando i reparti «doppione» e tagliando i posti letto in eccesso, il Policlinico dovrebbe vedere lievitare i suoi guadagni di circa 40 milioni di euro (i ricavi dovrebbero passare, secondo le proiezioni economiche effettuate, da 411 a 451 milioni di euro). Il riassetto del centro d’eccellenza, come detto, prevede la chiusura di 25 cliniche. Le unità operative a conduzione universitaria che verranno sacrificate sono: la chirurgia generale «Oliva», ginecologia III e IV, medicina dello sport, medicina interna «Bufano», oftalmologia II, ortopedia e traumatologia III, otorinolaringoiatria III, psicologia clinica, scienze dell’alimentazione e dietologia, in totale dieci; dall’altra parte, versante ospedaliero, sono destinate a scomparire angiologia, cardiologia d’urgenza, chirurgia generale «Righetti», chirurgia generale «Redi», chirurgia plastica e ricostruttiva, endocrinologia, medicina del lavoro, medicina dello sport, medicina interna «Ferrannini», medicina legale, patologia clinica e patologia clinica del Giovanni XXIII, reumatologia, terapia intensiva cardiochirurgia e urologia. Le altre 92 cliniche saranno accorpate in 13 dipartimenti misti (Dai), ovvero unità operative complesse gestite da universitari e ospedalieri. Ecco la lista delle nuove strutture: ci sarà il dipartimento Cardiotoracico, quello di Neuroscienze, di Medicina interna, specialistica e trapianti, di Medicina e Immunologia, Chirurgia generale e trapianti, Emergenza, Anestesia e rianimazione e medicina trasfusionale, degli Organi di senso e scienze motorie, quella Materno Infantile, Pediatria generale e specialistica del «Giovanni XXIII», Chirurgia pediatrica del «Giovanni XXIII», Diagnostica morfologica e sanità pubblica, Bioimmagini e scienze. Complessivamente i posti letto passeranno dagli attuali 1550 a 1392, ma nel lungo periodo il taglio dovrebbe sfiorare le 400 unità. La cura dimagrante, insomma, è pronta, sul centro d’eccellenza si sta per abbattere la mannaia. Ogni dipartimento sarà guidato da un solo primario, la nomina del medico responsabile dell’unità avverrà sulla base di diversi criteri: prima di tutto il curriculum e i risultati ottenuti in carriera. Si darà però spazio al turnover: l’incarico, infatti, non potrà superare i tre anni e non sarà rinnovabile.

 

TORNA ALL'INDICE

 
 
segnala questa pagina ad un amico. grazie per averci visitato.