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La Gazzetta del Mezzogiorno 13.07.2010 Piano di rientro Puglia rimandata Sui conti sanitari il ministro dice sì ma chiede modifiche GIUSEPPE ARMENISE • «Non staranno certo ad aspettarci con il plotone d’ese - cuzione. Le 48 ore costituiscono un termine che preferisco dare io a me stesso. Certo, bisogna far presto e individuare le risposte giuste da dare ai tecnici del governo. Siamo pronti». Così l’assessore regionale alle Politiche della Salute, Tommaso Fiore, a margine dell’incontro tecnico che si è tenuto a Roma davnti agli esperti ministeriali che hanno esaminato il piano di rientro per lo sforamento della spesa sanitaria della Regione Puglia. Verdetto: parere positivo, ma con prescrizioni da adottare in tempi brevi. Anzi brevissimi. Magari non 48 ore, ma in ogni caso entro la fine di questa o l’inizio della prossima settimana. «Sì - conferma l’assessore Fiore - i tecnici ministeriali ci hanno confermato un’accetta - zione di massima delle misure proposte dalla regione Puglia in merito al piano di rientro della spesa sanitaria. Ci hanno indicato alcune modifiche, che dobbiamo apportare e noi ci ade gueremo». Ma quali sono i punti del piano pugliese oggetto delle «critiche» da parte degli «esaminatori» di Roma? «Beh, innanzi tutto i colleghi ministeriali non accettano come credibile il taglio sulla spesa farmaceutica, nel senso che secondo loro le misure previste non consenti ranno risparmi nella misura da noi ipotizzata. Tecnicamente, in definitiva, la loro valorizzazione della misura è inferiore rispetto a quella fatta dai nostri uffici. A questo punto, per integrare quel capitolo dal quale non riusciremmo a a ricavare le somme ipotizzate abbiamo bisogno di di individuare una partita alternativa alla quale fare riferimento. Questa, in realtà, è la posta più significativa». Ovviamente ce ne sono altre, ma secondo Fiore si tratta di aspetti secondari del piano. Uno di questi, però, tocca uno degli aspetti che nelle ultime settimane più hanno fatto parlare, anche in termini polemici: l’ac - creditamento delle strutture sanitarie private. «I tecnici ministeriali - conferma Fiore - ci contestano le modalità del rapporto tra regione e privati. La nostra legge chiarisce che le strutture private, una volta raggiunto il tetto massimo consentito di spesa possono continuare comunque ad operare nell’ambito della convenzione, ma la valorizzazione delle tariffe è il 25% di quanto preventivato. Per noi è sempre stata una misura tam pone alla quale abbiamo fatto ricorso. Il ministero, invece, ritiene che il tetto debba essere invalicabile e una volta toccato non si possa superarlo». La questione fa venire subito in mente la polemica tra Fiore e il Tribunale amministrativo regionale proprio in merito ai pagamenti dovuti dalla regione alle strutture private accreditate. «Ma le questioni sono diverse - spiega l’assessore - perché il Tar si riferiva alla modalità attraverso la quale, ora per allora, veniva calcolata la costituzione del tetto di spesa riferita a tre anni fa. Io ho eccepito che quando fu fatta la delibera di modulazione del tetto c’era tempo e modo per eccepire e fare ricorso, ma nessuno lo fece. Ora da Roma ci dicono che non possiamo più continuare a far lavorare le strutture accreditate con abbattimento delle tariffe. Io francamente non sono d’ac - cordo. Non vorrei intervenire su questa legge che oper noi costituisce un tampone. Il privato spalma una parte dei profitti che ottiene all’inizio dell’anno con le perdite successive. E poi la valorizzazione è minima». |