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Il Nuovo Quotidiano di Puglia 13.07.2010 «Vendola spieghi nei territori i tagli a ospedali e posti letto» Pelillo: bilanci a posto, disavanzo sempre coperto «Il piano di rientro chiesto e imposto dal governo si presenta come una mannaia che decapita una Regione innocente, attraverso una interpretazione restrittiva nei tempi e nei costi della Manovra Finanziaria 2009»: l'assemblea di consiglieri regionali, assessori, parlamentari e amministratori locali del Pd non ha avuto dubbi ieri nel valutare all'unanimità la manovra da 450 milioni in tre anni sui conti della Sanità. Ma allo stesso tempo ha denunciato il ritardo con cui si è arrivati a discutere del piano di rientro con il presidente Vendola, il quale giovedì scorso aveva detto ai consiglieri della maggioranza: «Questo è il piano, nessuno pensi di sottrarsi alle responsabilità di approvarlo perché l'esperienza di governo potrebbe concludersi subito». «Messa così non è accettabile la posizione di Vendola, il quale ci chiede di condividere scelte alle quali siamo stati tenuti all'oscuro sino a venerdì, scorso, quando ci è stato consegnato il piano con le cifre e i tagli», hanno detto molti partecipanti all'assemblea del Pd. I dirigenti del Pd hanno anche chiesto a Vendola di impegnarsi nel tentativo di spiegare ai territori il senso delle scelte, non lasciando questo peso sulle spalle dei partiti, in primo luogo del Pd. Un confronto con i sindaci viene richiesto ad alta voce. I dirigenti del Pd hanno anche chiesto al presidente, nei limiti del possibile, di introdurre correttivi alle scelte contenute nel piano che ieri i tecnici hanno presentato a Roma. L'ex assessore alla Sanità e ora senatore Alberto Tedesco ha sottolineato come nel piano di rientro siano scarsamente considerati i risparmi da ottenere attraverso un controllo puntuale della spesa per la diagnostica. Ha anche evidenziato che continua a mancare un osservatorio dei prezzi e le gare per l'acquisto di beni e servizi sinora effettuate per area vasta si stanno svolgendo con basi di partenza superiore al passato. A questo punto tutti sono convinti che il piano di rientro, in particolare per quanto riguarda i tagli agli ospedali e ai posti letto, non subirà molte modifiche sostanziali. La maggioranza dovrà spiegare nei territori ciò che è accaduto. «Se però ci sono contraddizioni lampanti nei territori per quanto riguarda chiusure o trasferimento di reparti siamo ancora in tempo ad intervenire», ha detto Giovanni Epifani, consigliere regionale eletto in provincia di Brindisi. «Abbiamo avuto il tempo di vedere con maggiore attenzione le scelte da compiere. Abbiamo perso del tempo prezioso e non siamo stati coinvolti», ha aggiunto il senatore brindisino Salvatore Tomaselli. «II partito deve essere coinvolto nelle scelte e il presidente Vendola se ne deve fare carico dinanzi ai pugliesi», ha detto ancora. «La Puglia non ha deficit nel bilancio sanitario ha affermato l'assessore Michele Pelillo, poiché l'unica Regione del Mezzogiorno, insieme alla Basilicata, che non è stata commissariata dal Governo nazionale. Questa situazione va spiegata ai cittadini. Tutti devono sapere che i nostri conti sono in ordine, che la Puglia ha sempre coperto con fondi propri i disavanzi della sanità dei vari anni.. Ora il governo di impone un piano di rientro per aver sforato il patto di stabilità non sulla sanità ma sul bilancio ordinario negli anni 2006 e 2008. Ma il patto di stabilità è stato sforato per effettuare pagamenti legati a Fas e fondi comunitarie non potevamo fare diversamente. Il paradosso è che lo sforamento del patto sul bilancio ordinario, che non significa debiti, ci viene fatto pagare obbligandoci a tagli sui conti della sanità. Un circolo vizioso insopportabile», ha spiegato Pelillo. «Questa verità deve essere raccontata ai cittadini», ha detto il senatore Tedesco. «Anche se si sapeva già dalla fine del 2009 che la Puglia avrebbe dovuto rivedere il numero dei posti letto, dopo avere firmato il Patto della salute. In questi mesi si sarebbe dovuto cominciare a parlare di tagli, anche prima della campagna elettorale», ha precisato Tedesco. Anche l'Italia dei valori fa sentire la sua voce contro gli effetti del piano di rientro. «Siamo profondamente preoccupati per quanto accadrà nella nostra Regione con il nuovo piano sanitario: in primo luogo perché da sempre diciamo che non è pensabile una razionalizzazione delle strutture in funzione di un conto ragionieristico incentrato sulla semplice quadratura dei bilanci», hanno dichiarato il coordinatore regionale Pierfelice Zazzera e il consigliere regionale salentino Aurelio Gianfreda che ieri hanno visitato l'ospedale di Poggiardo, indicato tra quelli da disattivare entro la fine dell'anno. «Il contenimento della spesa, fondamentale per la tenuta del sistema-regione, va tuttavia affrontato in maniera più organica e sulla base di criteri minimi di assistenza sul territorio», hanno aggiunto. «Invito l'assessore Fiore ad una conoscenza diretta del territorio, della struttura di Poggiardo che si vuole chiudere, come di altre che sul territorio regionale rischiano, ad aprire una discussione ed una informazione più ampia con i cittadini e le comunità locali. Si intervenga sugli sprechi, sui costi incontrollati dei servizi esternalizzati, sulle convenzioni prive di supervisione, su appalti e forniture, su consulenze e su indennità dei direttori generali», ha concluso Gianfreda. |