Il Corriere della Sera 12.07.2010Medici in calo. «Colpa dei test universitari» Il presidente degli Ordini: non servono a selezionare i migliori. Il 20% lascia gli studi ROMA — «È più importante che un ragazzo esprima capacità di logica, ragionamento, osservazione visiva e attenzione. Le caratteristiche del bravo professionista. Poi se non ricorda l’anno delle guerre puniche pazienza». Paolo Magistrelli, preside della facoltà di medicina e chirurgia dell’università Cattolica di Roma, sintetizza il suo pensiero sui test di selezione per l’accesso ai corsi di laurea. A suo parere sono troppo nozionistici e non rispondono completamente all’esigenza di scegliere i giovani più adatti a indossare il camice bianco. «Per questo noi che siamo un ateneo privato agli 80 quiz, per metà culturali e per l’altra scientifici, ne aggiungiamo 60 di tipo psicoattitudinale e teniamo in conto anche il voto della maturità. Da noi è difficile che passino gli asini», elogia il modello dell’ateneo. La necessità di filtrare i candidati in modo che ai corsi arrivino non solo imigliori ma soprattutto quelli più predisposti è molto sentita nel mondo accademico. Se ne è discusso nell’ultima conferenza dei presidi. «Noi chiediamo al ministero della Pubblica istruzione che la selezione, oltre che sui quiz, sia basata sul curriculum degli ultimi due anni di liceo», rilancia Andrea Lenzi, presidente del Cun, il Consiglio universitario nazionale. Però riconosce allo stesso tempo che il 110 e lode non costituisce la garanzia di possedere anche capacità ippocratiche: «Suvvia, sappiamo tutti che i voti di maturità hanno un diverso peso, a seconda di dove li prendi». La Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) sabato scorso ha festeggiato i suoi cento anni. Il problema della selezione ha dominato la giornata assieme ai numeri allarmanti sul calo dei nuovi iscritti. I medici sono scesi del 5% dal 2005 al 2009 ( da 6.160 a 5.927) per gli odontoiatri si registra un meno 40% (da 1.102 a 915). In crescita costante le donne che hanno preso il sopravvento nelle nuove iscrizioni. Nei quiz sono più brave. «Di certo il fenomeno è legato all’introduzione del numero chiuso e dunque dei test. Inoltre c’è una questione di qualità — analizza Amedeo Bianco, presidente Fnomceo —. Malgrado sia inferiore alle altre facoltà, la percentuale di abbandoni durante i sei anni di corso è troppo alta, attorno al 20%. Vuol dire che a studiare l’arte di Ippocrate non sono i più portati per la professione. Insomma non basta superare i test per ritenersi all’altezza». Secondo Bianco, bisognerebbe cambiare il sistema di accesso prevedendo interventi psico-attitudinali già al liceo, in modo che i ragazzi siano avviati verso la facoltà più adatta alle loro doti naturali. Lenzi è d’accordo: «Ci vuole una politica di orientamento. Devono passare i più bravi perché i corsi di laurea oltretutto sono un costo altissimo per la società». Magistrelli propone invece una pre-selezione, nel mese di aprile, dunque prima che il neodiplomato si iscriva alla prova dei quiz. Ed è in favore di incentivi e premi, come lo stipendio proposto dal governo tedesco ai migliori. Alla Cattolica gli studenti con reddito basso e media alta (oltre 27) sono esonerati dalle tasse, circa 7 mila euro l’anno. Il numero chiuso a medicina è stato introdotto a metà anni ’90. La media dei posti disponibili nelle 38 facoltà pubbliche più le tre private è di 7 mila, i candidati sono dieci volte di più. Dallo scorso anno il numero dei posti si sta progressivamente alzando proprio per recuperare medici da qui al 2020. Per il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, è urgente rivedere il fabbisogno di specializzandi in base al cambiamento demografico: «Tra dieci anni saremo a corto di medici. Oltretutto la popolazione invecchia ed è indispensabile gestire il passaggio dei servizi dall’ospedale al territorio. Dobbiamo riprogrammare». Non solo. Resta lo squilibrio tra le discipline. Tanti pediatri, pochi anestesisti e radiologi. Che infatti sono i più veloci a trovare lavoro subito dopo la specializzazione. |