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Il Corriere del Mezzogiorno 11.07.2010 LE SCELTE NECESSARIE Volendo, si poteva scommettere. La notizia del taglio di 2.200 posti letto e la riconversione di 19 ospedali in Puglia ha provocato una rivolta. Era sin troppo facile da prevedere. La sanità è un tema sensibile. Tutti si sentono coinvolti e toccati dalle scelte tecniche e politiche che incidono sul settore. Ma perché ci sono queste reazioni? Il «Piano di rientro» deciso per la sanità pugliese è un pessimo piano? Sacrifica pezzi di territorio? Infierisce sulle fasce più deboli della popolazione? Oppure, di contro, è la migliore mediazione possibile tra costi, risparmi e servizi ai cittadini? Razionalizza il sistema, riduce gli sprechi, organizza meglio la rete degli ospedali, pur chiedendo il sacrificio di un ticket da un euro per ricetta. Insomma, com’è questo piano: buono o cattivo? Difficile rispondere. Ma su questa domanda si può tentare un’altra scommessa facile facile. Il piano è, prima di tutto, necessario. Sarà anche severo, doloroso, costoso, tardivo, ma allo stato dei fatti, e con i tempi concessi, appare come inevitabile. I contenuti del piano illustrati dall’assessore regionale alla Sanità, Tommaso Fiore, ai consiglieri di maggioranza, alla presenza del governatore Nichi Vendola, hanno provocato diverse, dure reazioni. Da parte dell’opposizione: il capogruppo del Pdl alla Regione Puglia, Rocco Palese, parla di «bugie» e di «effetto del disastro finanziario cui loro stessi (la giunta Vendola) hanno portato i conti sanitari della Puglia con debiti, tasse, sprechi e clientele». Anche dalla maggioranza si levano voci critiche. Antonio Maniglio (Pd) contesta il merito («più che un piano mi sembra una sentenza di decapitazione») e il metodo («calato dall’alto»). Dal territorio giungono duri segnali di protesta. E c’è chi, come il presidente della Provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese, parla di logiche aberranti. Ci sono sindaci pronti a tirare le uova contro il governatore, magari prendendole dalla stessa gallina che covò quelle che furono lanciate contro Fitto, ai tempi del suo piano sanitario. Bene, tutte queste critiche bastano per bocciare il piano? Forse sì, ma in altri tempi. Il tema in discussione, al momento, non può essere solo questo. C’è un ragionamento di buon senso che il territorio, i sindaci, i presidenti delle Province devono riuscire a produrre. Occorre uno sforzo per superare la semplicistica logica del «no». La Regione Puglia ha tempo fino al 15 luglio per portare a Roma un programma di lavoro che dimostri come risparmiare 450 milioni. La multa, in caso di inadempienza, sarebbe salatissima. In termini politici e finanziari. Certo, non si può dimenticare che questa manovra si è resa necessaria a causa dello sforamento del patto di stabilità nel 2006 e nel 2008. Ma questi conti si saldano con le elezioni. Oggi la sanità pugliese si deve curare. Non tutte le cure guariscono senza qualche effetto collaterale, talvolta doloroso, ma necessario. Dalle nostre parti si dice che il medico pietoso fa morire il malato. Chi di noi vorrebbe farsi curare da un medico pietoso? |