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Il Corriere del Mezzogiorno 08.06.2007 In questo modo riuscivano a farseli rimborsare dallo Stato. Cade l'associazione per delinquere. Coinvolto anche un farmacistaCura Di Bella, due medici accusati di truffa Avrebbero prescritto farmaci per un tipo di tumore che i pazienti non avevano TRANI — Nessuna associazione a delinquere, solo una truffa che sarebbe costata al sistema sanitario nazionale quasi mezzo milione di euro ( tra il 2001 e il 2004) e che coinvolge, a vario titolo, 20 persone. Si è chiusa così, dopo tre anni di indagini, l'inchiesta della procura di Trani che svelò come nel Barese venissero prescritti a pazienti di tutta Italia, affetti da tumori incurabili, i farmaci per la cura Di Bella nonostante questa non fosse mai stata riconosciuta dal ministero della Salute e quindi i medicinali non fossero rimborsabili dal servizio sanitario. Il tutto ad opera di una sedicente associazione non riconosciuta da quella ufficiale di Modena, cioè la Sibor fondata dallo stesso Luigi Di Bella. A metterla in piedi due medici, un dirigente della ex Asl Bari 1, un avvocato, un farmacista e altri due indagati. Ma la mente della truffa era considerata Maria Rosaria Bandini, medico del pronto soccorso del San Paolo di Bari, che non prescriveva formalmente la cura Di Bella, ma un farmaco riconosciuto per la terapia dei tumori del pancreas e di ogni altra tipologia endocrina: l'octeotride ( cioè la longostatina e la sandostatina che hanno sostituito la più famosa somatostatina) che è ammessa dal servizio sanitario nazionale. I pazienti della Bandini, che non era oncologa, però erano affetti dai tumori più disparati e quindi quella commessa dal medico era, secondo l'accusa, una truffa in piena regola.
Quella che però alla procura di Trani era apparsa
inizialmente come una associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla
corruzione, al falso ideologico e al comparaggio farmaceutico ( tanto da indurre
il gip di Trani a disporre l'arresto di sette persone nel marzo 2004) non
sarebbe mai stata tale: lo stesso pm titolare dell'inchiesta, Antonio Savasta,
ha chiesto e ottenuto dal gip l'archiviazione per otto degli indagati
relativamente al solo reato di associazione a delinquere. Mentre rimangono in
piedi le altre accuse. In particolare Bandini è accusata di truffa, falso, abuso
d'ufficio e corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio: avrebbe
utilizzato illegalmente il ricettario regionale in dotazione al pronto soccorso
del San Paolo « per emettere scrive il pm nell'avviso di conclusione delle
indagini ricette ideologicamente false » . Per tutti i reati il pm ha detto sì al patteggiamento, ma gli avvocati del medico non sono d'accordo e, quindi, si avvarranno del giudizio ordinario. Rimangono in piedi anche le posizioni di due membri dell'associazione, Giovanni Di Biase ( che risponde di favoreggiamento) e Antonio Villani ( falso); di Giuseppe Siciliani, medico del Fallacara di Triggiano, che aveva intestato prescrizioni per oltre 100mila euro alla moglie, realmente malata di tumore ma ormai guarita; Michele Fontana, farmacista di Canosa al quale venivano indirizzate tutte le prescrizioni per la cura Di Bella ed è perciò accusato di concorso in truffa; Giovanni Bilanzuoli, direttore del servizio farmaceutico della Asl Bari 1 che avrebbe omesso i controlli sulle ricette; Maria Cataldo, avvocato che svolgeva tutte le pratiche legali necessarie per quei pazienti che arrivavano da fuori regione e avevano come unica possibilità, per farsi prescrivere i farmaci, solo il ricorso alla procedura d'urgenza presso il tribunale civile di Bari. Rispondono infine di favoreggiamento alcuni pazienti o loro parenti che avrebbero reso dichiarazioni false agli inquirenti. Presso una farmacia di Canosa era possibile ottenere il farmaco necessario per la cura Di Bella Chiusa dopo tre anni l'inchiesta della procura di Trani sulla terapia anticancro L'ARCHIVIAZIONE Per associazione a delinquere erano finite in carcere 7 persone Questa accusa è stata archiviata su richiesta dello stesso pm GLI INDAGATI A chiusura dell'inchiesta sono venti gli indagati, tra cui anche pazienti o loro parenti accusati di favoreggiamento |