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Sole24ore : 03/01/2005

SANITÀ In vista del voto difficilmente le Regioni stringeranno su ticket e prestazioni •

Sui conti il rischio elezioni

I governatori chiedono 4 miliardi in più Resta irrisolto il nodo dei contratti dei medici Tra le partite da giocare devolution, farmaci e Irccs in prima linea

Icontratti per i dipendenti della dirigenza, medica e non, e le convenzioni per medici di famiglia e pediatri. Le Regioni che battono cassa per almeno 4 mld in più e la devolution. Il federalismo fiscale e la partita tutt'altro che chiusa sui farmaci. Il riparto tra le Regioni delle disponibilità finanziarie per il 2005 e il destino dipinto da Fondazioni per gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs), ovvero i gioielli della R&S fatta dentro il Ssn.

Annuo nuovo, musica vecchia per la Sanità pubblica. Dopo le fatiche parlamentari quasi fuori tempo massimo della Finanziaria per il 2005, per il Ssn tutti i nodi tornano inesorabilmente al pettine. Con un carico di problemi irrisolti che saranno da subito all'ordine del giorno fin dall'inizio del 2005.

Elezioni. Un anno tutto particolare, quello che si apre, per le "cose sanitarie". Quanto meno in vista di quella che si annuncia come la scadenza politica più rilevante a breve termine: la tornata delle elezioni di primavera in 14 Regioni. Un appuntamento al quale i governatori ben difficilmente arriveranno con una stretta ai cordoni della borsa per quanto riguarda l'accesso alle prestazioni sanitarie dei propri elettori locali. Come dimostra l'allentamento su esenzioni e ticket varato soprattutto nelle realtà governate dal Centro-destra. Come dire la valutazione dell'andamento dei conti, con tanto di nuovi sistemi di monitoraggio imposti dalla Finanziaria, potrebbe non valere, o quanto meno essere rinviata, durante il consueto "ciclo elettorale di spesa". Posticipando così anche tutte le dure misure di contenimento per il rientro dal disavanzo che i governatori saranno obbligati a imporre.

Ma rinviare i problemi, non significa azzerarli. Anzi, può portare a doverli affrontare anche più severamente. Con tutte le durezze e le rigidità del caso. E sarà questo, inevitabilmente, il vero fronte su cui misurarsi a metà anno per la spesa sanitaria e, soprattutto, per il livello di coperture assistenziali da garantire a tutti.

Medici. Sono due le partite che da subito, fin da questi giorni, riguardano l'esercito dei 220mila tra medici dipendenti della dirigenza, medica e non, e i medici convenzionati. Per i secondi — medici di famiglia e pediatri — già questa settimana potrebbe essere quasi risolutiva: in questi giorni si potrebbe arrivare infatti alla forma della preintesa di una convenzione scaduta ormai da tre anni e più. Se così fosse, l'anno si aprirebbe con una vertenza in meno. Mettendo in qualche modo le basi per l'ormai mitico matrimonio ospedale-territorio. Dopo anni di rinvii, naturalmente, la cautela davvero non guasta.

Più lontana dal traguardo resta invece la chiusura del contratto per le dirigenza medica e non del Ssn. In questo caso le trattative all'Aran riprenderanno il 13 gennaio. Con nodi irrisolti come l'orario di lavoro. E con l'attesa che cresce per il risultato delle scelte fatte dai medici sull'attività libero professionale, dentro o fuori le mura del Ssn.

Conti che non tornano. Non sono bastati 88,2 mld per il 2005 — 7 mld in più sul 2004 — per placare le resistenze delle Regioni. Per i governatori i conti non tornano comunque. Anche perché i 2 mld concessi, sempre dalla Finanziaria, per i debiti pregressi, si teme che serviranno per la gran parte a tappare i deficit degli Irccs. Sui quali, Regioni permettendo, soffia impetuoso il vento della trasformazione che tanto piacerebbe al Governo.

La partita sui bilanci, insomma, è più che mai il crocevia da affrontare anche nel 2005. Con tutti riflessi che può avere sulla massa di problemi in sospeso. Per contratti e convenzioni, tanto che le Regioni reclamano altri 4 mld ad hoc. Per la soluzione che potrà essere data — se ce la si farà — al federalismo fiscale. Per gli effetti sulla devolution che propria a gennaio riprenderà vigore nel dibattito politico-parlamentare al Senato. Non è un caso che, prima di Natale, i governatori si siano appellati a Ciampi. Chissà che proprio in queste settimane il Quirinale non raccolga l'invito ad ascoltarli.

 

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