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.La Gazzetta del Mezzogiorno 30.12.2005

il dibattito sulla revisione della «180» Luci e ombre di una legge, 27 anni dopo l'utopia di Franco Basaglia

Manicomi, la Puglia è ancora la maglia nera d'Italia
In due ex ospedali psichiatrici sono ricoverate 600 persone, 40 i pazienti inseriti a domicilio e 595 in residenze

Salute mentale, l'utopia resiste 27 anni dopo Basaglia, anche se le polemiche, spesso interessate, non si sono sopite. Esistono 57 proposte di correzione di una legge non ancora pienamente applicata e spesso disattesa. Questa legge è parte della nostra cultura ed i suoi principi hanno ispirato l'orientamento legislativo di quasi tutti i Paesi europei. Non fu un atto improvvisato né una legge affrettata dal timore del referendum abrogativo minacciato. LA STORIA: Il settore era regolato dalla legge manicomiale del 1904 e regolamento di attuazione del 1909. Alla radice della riforma, tre studiosi-operatori del settore: Goffman in Usa, Laing in Gran Bretagna, Basaglia in Italia (solleva il problema, nel 1968, per la prima volta, al congresso di psichiatria di Milano). Qui, fin dagli anni '50, si diffonde la pressione per riformare una legislazione ormai inaccettabile e palesemente in contrasto con la Costituzione (1947). Nel 1966 una legge (n.431) limita a 600 il numero massimo di ricoverati in ogni ospedale psichiatrico, introduce nuove figure professionali, prevede ricoveri volontari, crea centri e servizi di igiene mentale ed abolisce l'ignobile norma dell'iscrizione dei ricoveri nel casellario giudiziario che faculta le amministrazioni, tra l'altro, ad indirizzare la posta al «folle» tal dei tali. Nel 1978 una legge «ponte» psichiatrica riforma in parte il settore ma non elimina la condizione di emarginazione e punizione dei malati di mente. Con la legge di riforma sanitaria, la psichiatria viene inserita nel Servizio sanitario Nazionale. La legge 180 è evento di grande significato perché richiama il valore etico che tocca il bene maggiore dell'uomo: la libertà, il riconoscimento della personalità del malato psichico e della sua dignità sociale. SMONTARE I MANICOMI: Ma questi si son chiusi (non ancora tutti, peraltro) lentamente ed il clima che aveva portato all'approvazione della legge finice rapidamente e si passa dalla stagione del consenso a quella della conflittualità e si estremizza l'allarme pubblico affermando, con evidente malizia interessata, che «la pazzia è stata abolita per legge ed il matto pericoloso è ora, tra noi». I MALATI: La malattia mentale esiste e si tratta di un processo di rottura del fluire, dello sviluppo e del manifestarsi della personalità con la comparsa di vissuti e percezioni e idee e comportamenti che sono qualitativamente e quantitativamente diversi da quelli che caratterizzavano la persona prima dell'inizio del processo. LE CURE: Terapie di sostegno psicologico, assistenza, ausili, psicoterapia, farmaci, comunità terapeutiche, comunità alloggio, aiuti per reinserimento nel lavoro e nel sociale, appoggio terapeutico per famiglie che non devono essere lasciate a se stesse hanno dimostrato la propria efficacia nel recuperare la salute dei malati e riabilitarli. Il manicomio peggiora, non guarisce, non riabilita. Da Basaglia in poi si ripetono storie di guarigioni, di inserimenti lavorativi e sociali. Ma solo dove e quando i processi terapeutico-riabilitativi sono stati posti in maniera corretta e con le strutture adeguate previste dalla legge. Né può essere disattesa la importante opera di prevenzione e di diagnosi anticipata. MANICOMI, PUGLIA MAGLIA NERA: Il 7 aprile 2001 l'OMS ricorda che «i manicomi devono essere chiusi ovunque» e sottolinea la validità dell'esperienza italiana. In Italia, i 100.000 malati costretti in manicomi, in 20 anni, si erano ridotti a poco meno di 6.000. Oggi essi sono ancora - nonostante ferma proibizione della legge e, persino, punizioni pecuniarie per gli inadempienti - 940, distribuiti in sette ex ospedali psichiatrici, tutti privati convenzionati, in 5 Regioni, Puglia in testa con 2 ancora aperti e 600 ricoverati. Rispetto al 1996, in Puglia, 40 pazienti inseriti a domicilio, 595 in residenze, 259 deceduti. La percentuale più alta di inserimenti domiciliari si è registrata in Basilicata (6,5%). Le strutture residenziali in Puglia, 94 (1.215 posti), in Basilicata 21 (286 posti). In Italia 1.370 (17.138). Non tutte soddisfacenti. Anzi. IL SUD: A fine settembre, a Bari, il Forum salute mentale evidenzia l'arretramento, specie al Centro-Sud, del Servizio sanitario nazionale che conta solo il 30% dei servizi pubblici e 70% convenzionati (50% al Nord). «Al sud - denuncia Giovanna Del Giudice - il servizio pubblico è debole e cittadini ed operatori sono pervasi da sfiducia nelle istituzioni cui mancano politiche di investimento». LA CAMICIA DI FORZA: Non è sparita e, dal Forum di Bari, si denuncia che «quasi nel 66% dei luoghi di cura (servizi psichiatrici di diagnosi e cura e case di cura private) si abusa dei mezzi di contenzione». In particolare, «il 63% dei servizi di diagnosi e cura li usa in maniera routinaria, opera a porte chiuse con impiego massiccio di psicofarmaci ed elettroshock». Altro dito puntato contro le strutture residenziali le quali solo 7 volte su cento sono domicili con dimensione familiare (5-6 persone) e molto raramente possono essere paragonate - come dovrebbero - ad una vera abitazione, alla casa (buone qualità sono presenti, tra l'altro, a Matera). L'OBIETTIVO: «Rifare una legge prima di averla applicata correttamente nella sua totalità è opera folle e da pazzi». Lo affermò il prof. Petragnani in difesa della precedente legge ospedaliera. Lo stesso potrebbe dirsi, oggi per la ventilata revisione della 180. Occorre, invece darne piena applicazione e, anzitutto, fornirle il necessario budget che, in ogni Regione, deve raggiungere almeno il 5% con distribuzione concordata anche secondo un Piano e Linee guida (fermi al 2000). Le risorse sono, ora, approssimative, insufficienti, a pelle di leopardo. L'assistenza resta scadente, troppi dipartimenti di salute mentale sono in disarmo o abbandonati a se stessi, senza adeguato supporto economico. LE SFIDE: I Centri di salute mentale devono poter rispondere sempre e compiutamente alle richiese e, pertanto, devono essere disponibili 24 ore su 24 (solo 50, osservano quest'orario). I Distretti devono disporre di posti letto per l'accoglienza di persone in crisi. I gruppi di convivenza di non oltre 6 persone devono fruire di case agibili e dignitose in clima protetto, emancipativo, di promozione. Vanno attivati programmi individual di abilitazione, formazione, inserimento, sostegno dei familiari. Non va dimenticata la legge 230/99 per la cura e la riabilitazione dei detenuti con problemi di salute mentale. Da non trascurare i cosiddetti manicomi criminali o psichiatrici giudiziari e la situazione dei figli (vedi Castiglione delle Stviere, avviato a chiusura). Considerare il problema della doppia diagnosi (tossicodipendenza e salute mentale) segnalato e studiato dal dr. Pasquale Chianura e coll. Di Bari Nicola Simonetti

30/12/2005

 

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