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La Gazzetta del Mezzogiorno 02/01/2005

il maremoto-catastrofe In tutto il mondo s'è aperta una gara di solidarietà fra quaranta governi

Asia, primi segni di epidemie

La terra trema ancora. 150.000 i morti. Bush decuplica gli aiuti

 ROMA Sono circa 2 miliardi di dollari gli aiuti promessi da governi e organizzazioni internazionali ai paesi colpiti dal maremoto di domenica. A riferirlo è stato Jan Egeland, sottosegretario generale delle Nazioni Unite e responsabile del dipartimento aiuti d'emergenza. «Stiamo registrando grandi impegni in denaro» da una quarantina di governi, ha spiegato. Gli Stati Uniti in particolare hanno decuplicato il loro stanziamento, portandolo a 350 milioni di dollari. Sono già comparsi i primi segni di epidemie in alcune delle aree devastate dal maremoto, ma l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) fa sapere di essere pronta all'emergenza. Ad Aceh, la provincia settentrionale dell'isola indonesiana di Sumatra, tra le aree più colpite dal cataclisma, la terra ha tremato ancora ieri. Agoes Kooshartoro, responsabile locale dei servizi di soccorso della Mazzaluna Rossa, l'equivalente islamico della Croce Rossa, ha detto inoltre che vi sono stati i primi casi di «decesso per affezioni polmonari». Da Ginevra l'Oms ha precisato di essere al corrente del manifestarsi dei primi segni di malattie potenzialmente mortali. «Arrivano notizie di casi sempre più numerosi di diarrea tra gli sfollati in Sri Lanka e in India. La situazione al momento non desta allarme, perchè eravano preparati. Ciò che dobbiamo fare è continuare ad assicurare la distribuzione di sali reidratanti, di farmaci anti-diarrea e di acqua potabile». La stessa fonte ha assicurato che «l'azione internazionale continua a rafforzarsi», che «gli aiuti continuano ad affluire agli aeroporti e da lì ai magazzini dei diversi distretti» e che «è inziata la distribuzione in gran parte delle aree colpite dello Sri Lanka». Sette giorni fa la violentissima scossa di terremoto, a nord di Sumatra, ha aperto le porte dell' inferno. Un inferno di devastazione e di morte - 150.000 le vittime che oggi l'Onu teme. L' epicentro viene localizzato nell'Oceano Indiano, 260 km a sud-ovest di Meulaboh, sulla costa occidentale della provincia di Aceh. L' energia scatenata dal sisma è tale che, alla scossa, segue un maremoto che si abbatte con una forza devastante non solo sull' isola indonesiana e sulla vicina provincia di Aceh e sulla sua capitale, Banda Aceh (la cui popolazione è falcidiata), ma anche sullo Sri Lanka e sulla Thalandia. L' onda, che il terremoto spinge attraversa l' oceano indiano a velocità elevatissima, prosegue la sua corsa sino alla coste dell' Africa, travolgendo, seppure la distanza ha fatto scemare la sua potenza, una cinquantina di barche a largo della Somalia, facendo strage di pescatori. La prima scossa si protrae per 102 secondi, un tempo lunghissimo che, unito alla violenza del sisma, fa subito capire che le sue conseguenze possono essere devastanti. Già nell' immediatezza della scossa si parla di vittime che sono indicate inizialmente in nove. Bastano poche ore dalla registrazione della scossa che dalla Thailandia trapelano le prime notizie che indicano, tra le vittime, anche dei non residenti, cioè dei turisti, tra le migliaia che, quotidianamente, affollano le più belle località della zona. Notizie che, nell' arco di domenica, delineano un quadro grave, facendo già intuire quello che, appena pochi giorni dopo, darà i numeri di una apocalisse di morti, distruzione, famiglie cancellate così come isole, città, villaggi. Effetto di un sisma con una magnitudo valutata 9 gradi della scala Richter, quindi il quinto più forte terremoto dall' inizio del '900. Il trascorrere delle ore viene scandito dal lievitare del numero delle vittime che il terremoto ha preteso ovunque nell' area. Mentre la macchina internazionale degli aiuti comincia a mettersi in movimento - superando accenni di polemiche che l' ampiezza del disastro subito attutisce -, si comincia a capire che la dinamica di quanto accaduto non ha lasciato scampo a migliaia e migliaia di persone.

02/01/2005

 

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